Il TFR - trattamento di fine rapporto - è un istituto solo italiano che affonda le sue radici in un tempo lontano, in cui la previdenza sociale era diversamente configurata e, nella sua versione originaria di indennità di anzianità o di fine rapporto, rappresentava un premio per il lavoratore, essendo calcolato sull'ultima retribuzione e riferito a tutti gli anni di servizio. Quando si capì, nel 1982, che in tale versione l'istituto non era più sostenibile per le aziende, dato anche il periodo di alta inflazione, fu configurato come accantonamento di una quota annuale della retribuzione, per la quale era prevista una modesta indicizzazione e furono dettate alcune specifiche casistiche per aver diritto alla anticipazione dello stesso.

La legge del 1982, nell'intento di depotenziare l'istituto stesso, prevedeva anche che le aziende, volendo, potessero anticiparlo a richiesta o sistematicamente, come fu poi espressamente previsto per i lavoratori forestali e stagionali in genere. Così il TFR venne ad essere indubbiamente, diversamente dalla vecchia indennità, una retribuzione differita, per la quale si definiva uno speciale regime di esenzione contributiva e una tassazione separata, diversa da quella delle retribuzioni correnti.

Poi, dopo la grande riforma previdenziale del 1995, con la quale anche le pensioni furono agganciate alle contribuzioni versate, si aprì la difficile, stagione della previdenza integrativa, nella quale fu coinvolto anche il TFR in vari modi (versamento ai fondi pensione, versamento a un fondo INPS, mantenimento in azienda, versamento parziale o integrale per i nuovi assunti). Tuttavia, considerando che la previdenza integrativa, a torto o a ragione, non è ancora stata digerita dalla maggior parte dei lavoratori né, tanto meno, dalle aziende, con tutti gli obblighi e vincoli che comporta; tenendo conto che i fondi pensione italiani, salvo rare eccezioni, non sono modelli di virtù e di profittevolezza; vedendo che i fondi pensione italiani non investono nell'economia reale; non sarebbe la fine del mondo togliere loro risorse.

Perciò l'idea di consentire ai lavoratori di ricevere in busta paga, mese per mese o a fine anno, il loro TFR è buona ed andrebbe realizzata, anche temporaneamente, per uno o due o tre anni, con alcune piccole accortezze. 1. Deve essere sempre e soltanto il singolo lavoratore a decidere il se e il come. 2. L'erogazione dovrebbe avvenire in sospensione di imposta, da recuperare in occasione della fine del rapporto.

3. Bisogna dare supporto finanziario alle aziende, attraverso uno schema di rapporto con gli istituti di credito guidato dallo Stato, extra fido, e basato sulla garanzia INPS.

Infatti, la stessa legge del TFR (L.n.297/1982) ha istituito presso l' Inps il "Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto", avente lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro, in caso di insolvenza di quest' ultimo, nel pagamento del T.F.R., che potrebbe bene garantire le anticipazioni di cui si parla e che sarebbero d'aiuto a tanti lavoratori in questo momento.

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