Resistere, resistere, resistere! Ripete oggi Ignazi sul giornale la Repubblica, contestando all’antiberlusconismo una mancanza di costanza nel seguire la parola d’ordine del grande inquisitore milanese. Rabbrividisce Ignazi per l’equiparazione che Matteo Renzi ha fatto tra berlusconismo e antiberlusconismo, come chi accomunasse partigiani e repubblichini.

La disputa - Ignazi, come altri antichi, miti giacobini, semplicemente rifiuta che si possa dichiarare concluso il dopoguerra e archiviare la guerra civile, accomunando entrambe le fazioni nella responsabilità, in primo luogo, della mancata pacificazione e, poi, della mancata risoluzione di tutti i gravi problemi che affliggevano il nostro Paese e continuano, aggravati, ad affliggerlo. Malgrado la fine della guerra, i sussulti del ’68, la caduta del muro di Berlino, tangentopoli, continuiamo a vivere stagioni di aspra contrapposizione ideologica e di criptica consociazione pragmatica, senza adeguarci alla modernità e restando chiusi nel cerchio dell’ identità italiana: famiglia, oligarchia, corporazione, mentre pratichiamo lo sport nazionale del trasformismo.

Il parere del Premier - Così non è ammissibile che qualcuno, come Matteo Renzi, possa finalmente dire “scurdammoce ‘o passato”- questi 20 anni persi - archiviandolo come i non migliori anni della nostra vita nazionale e smettiamola di piangerci addosso! Andiamo avanti recuperando il senso della nostra storia, in modo tale da poter dare un futuro non soltanto al nostro passato ma anche e, soprattutto, ai nostri giovani. Andiamo avanti senza apocalittici nuovi cieli e nuove terre, con grandi rivoluzioni, ma con pur modeste riforme, nel mondo della scuola, del lavoro, della pubblica amministrazione, della tassazione, che progressivamente riescano a smentire lo schema gattopardesco del cambiare tutto perché ogni cosa resti tale e quale, oltre a minimizzare gli effetti dell’altro motto identitario della nostra oligarchia: “chiagne e fotte”. Perciò, se si riuscirà a resistere alle intemerate dei professionisti della resistenza, procedendo lungo la strada della modernità, con tutto quanto ciò comporta, forse anche i vari, canuti barbapapà se ne faranno una ragione, lasciando realizzare, metaforicamente, quella valle dei caduti – i caduti di tutte le parti - che ci manca e, concretamente, quei cambiamenti che il tempo attuale pretende.

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