E insomma eccoci qui, mentre la Befana si porta via due settimane di feste tristi per i più, a commentare i primi fatti del nuovo anno appena cominciato. Cominciato con una notizia che, siamo onesti, in questo Paese non ti aspetti: il medico di Emergency, ricoverato allo Spallanzani di Roma, dichiarato guarito dall'Ebola e dimesso in pompa magna tra i flash dei fotografi, i microfoni e le telecamere dei giornalisti e l'immancabile - quasi oscena - passerella dei politici, da quelli locali a quelli nazionali.

Nel bailamme, quasi si perdono le parole del capo dell'equipe che ringrazia tutti quanti hanno collaborato, dal primo all'ultimo, senza dimenticare le famiglie che hanno sostenuto, da casa, chi era impegnato in una battaglia apparentemente senza speranza.

Poi aggiunge, anche qui pressoché inascoltato, di esser dovuto intervenire per "cacciar via" chi aveva sul groppone anche trenta ore di lavoro ininterrotto.

Già, perché - ad alcuni sembrerà incredibile - in Italia chi si dà da fare, chi è dedito alla professione, c'è. Però non fa notizia, mai. Così, a tamburo battente, questa buona notizia è subito surclassata da quella, sempre proveniente da Roma, dei vigili assenteisti - o presunti tali - la notte di Capodanno. Ecco, questa sì che è la solita Italia malandata, dove è sempre in vigore la regola non scritta del "frega-tu-che-frego-anch'io" e media e stampa cartacea ci vanno a nozze.

Poi arrivano dubbi e smentite, trapelano anche a livello nazionale il disagio e lo stato di agitazione della Polizia Locale di Roma Capitale - nei confronti del sindaco Marino - in essere da mesi; arrivano le guerre di cifre, simili a quelle dopo ogni sciopero, sui dati effettivi, perché prima si parlava di ottocentotrentacinque vigili assenti su mille, poi la cifra si riduce a soli quarantaquattro casi sospetti … Fino al giallo degli ispettori inviati dal governo nazionale che "sì sono arrivati" ma il Comando dei Vigili smentisce.

Poi la ciliegina sulla torta: l'inesattezza dei dati - notizia data lunedì cinque gennaio - sarebbe dovuta ad un virus informatico che proprio nei giorni interessati avrebbe colpito i computer del corpo. E via così.

Nel frattempo, altre notizie si sovrappongono, tra disastri aerei e marittimi (esteri) e un ponte crollato dieci giorni dopo la sua inaugurazione (Italia) e l'attenzione si sposta, inoltre riprende il campionato di calcio, quello sì "oppio del popolo" molto più della religione.

E di chi s'è ammazzato di lavoro per salvare il dottor Pulvirenti non si parla più, da giorni. Chi non ha dormito, mangiato, concentrato al massimo per raggiungere un risultato eccezionale, non ha diritto agli onori della cronaca. Ha solo fatto il doppio, il triplo del suo dovere, dovrebbe essere posto sugli altari ed indicato come esempio e invece no, non fa nemmeno notizia, non è telegenico quanto, magari, l'ennesimo serial killer o l'ennesima - presunta - mamma assassina del proprio figlio.

Perché questo è un Paese strano - forse lo è tutto il mondo - dove gli esempi positivi, le eccellenze, ci sono ma bisogna andarsele a cercare, come detto e ripetuto non fanno notizia.

Non ci sono segreti, come sempre ottenere risultati dipende da sacrificio, passione, dedizione, professionalità, esperienza e competenza, ma questi messaggi non passano, mai. Passa il messaggio del "tutto-e-subito" , del "voglio-apparire-in-tv" per diventare immediatamente ricco/a e famoso/a. Attraverso la scorciatoia più breve, "senza passare dal via". Un Paese bifronte come l'antico dio Giano, un Paese dove, è triste ammetterlo ma non si può più ignorare la realtà, vivere, anzi sopravvivere, è sempre più difficile.

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