Uno dei tratti distintivi più terribili del terrorismo di matrice islamica è la violenza sull'infanzia e per mano dell'infanzia. Ragazzini indottrinati come guerriglieri, bambine kamikaze fatte esplodere in Nigeria ed il giovanissimo giustiziere boia di spie ripreso in video dai miliziani. Fabio Sbattella, presidente della Federazione Nazionale Psicologi per i Popoli, in un'intervista afferma: "Dietro ai bambini utilizzati per fini terroristici c'è l'obiettivo di avere a disposizione dei militari facilmente plasmabili, facilmente controllabili, ricattabili emotivamente e soprattutto in grado di fare un grande effetto sull'opinione pubblica, non solo sulla nostra, ma anche su quella dei paesi islamici.

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Siamo di fronte ad un salto di strategia comunicativa molto significativa. Nel caso dei bambini soldato come quelli impiegati in Africa, non sembra esserci questa strategia. Sembra essere cambiato qualcosa nell'utilizzo dei bambini nella jihad. La parola coniata da poco è "Orrorismo", in quanto riesce a sollevare molto più orrore nella mente umana, come si vede bene nella tragedia greca, quando a dare la morte, anche a se stessi, sono le donne e le vittime innocenti, i bambini. Quindi in buona parte, proprio come strategia mediatica che va al cuore dell'immaginario delle persone, l'utilizzo di bambini e di donne in azioni così cruente, mira ad amplificare l'orrore, oltre che il terrore".

In molti hanno fatto un raffronto tra i fatti di questi giorni ed i bambini impiegati da Hitler durante gli ultimi giorni della difesa di Berlino verso la fine della seconda guerra mondiale. Ma le differenze ci sono. Sembrano molto più terribili gli indottrinamenti odierni, con filmati di catture ed uccisioni somministrati a migliaia di ragazzi e bambini che hanno la sfortuna di vivere nei territori occupati dai jihadisti. Quest'opera di lavaggio del cervello dovrebbe raggiungere lo scopo di dimostrare la normalità di certe efferate e truculente azioni, così che possano crescere in un ambiente che è totalmente e terribilmente differente dal tipo di vita che i giovani dovrebbero vivere.

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