La richiesta della CE all'Italia di togliere il divieto imposto dalla Legge n.138 del 1974 art. 1, sulla produzione dei formaggi con il latte in polvere, ha provocato la reazione di tutti quegli enti ed aziende che da questa operazione ne trarrebbero indubbi svantaggi.

La posizione della Coldiretti sul latte in polvere non sarebbe corretta

Ho preso posizione, nel mio articolo del 26 luglio, a favore delle tesi sostenute essenzialmente dalla Coldiretti, ma mi ero riproposto di verificare anche le tesi a favore della richiesta di Bruxelles, e della posizione francese in quanto anche la Francia ha nella produzione dei formaggi una nicchia di eccellenza.

C'è chi obietta che le critiche mosse daSlow Food non sono corrette, in quanto la posizione della CE si limiterebbe a rendere possibile e non a rendere obbligatoria l'utilizzo del latte in polvere disidratato e ricostituito, per la produzione di latticini come formaggi e yogurt. Esiste già, secondo i sostenitori della richiesta europea, un utilizzo del latte in polvere, sconosciuto ai più, e sul quale nessuno aveva avuto nulla da obiettare.

Il latte in polvere verrebbe già aggiunto frequentemente dai produttori di formaggi per stabilizzarne il contenuto di proteine e di grassi, soggetto alle variazioni stagionali della composizione del latte. Ammesso inoltre che qualche furbo tentasse di sostituire completamente il latte fresco con il latte in polvere, ne otterrebbe formaggi scadenti.

Non sarebbero inoltre a rischio le produzioni dei nostri formaggi più prestigiosi come le mozzarelle DOP e IGP, la mozzarella di bufala, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano ecc.

in quanto soggetti a disciplinari che vietano appunto l'utilizzo del latte in polvere. Si fa infine notare che in Italia sono ad esempio già commercializzati in modo del tutto legale yogurt e formaggi francesi e tedeschi corretti con il latte in polvere.

La produzione dei formaggi in Francia

Visto che la Francia compete con l'Italia nella produzione ed esportazione di formaggi, mi è sembrato corretto cercare di capire come qui si sia riuscito a difendere la qualità dei prodotti, pur contemplando l'utilizzo di latte in polvere.

Il fatto è che i Francesi sono stati più bravi degli Italiani nella definizione della certificazione di qualità AOC (Appellation d'Origine Controlée) in modo tale che il consumatore sa sempre esattamente cosa sta comprando.L'AOC prevede 4 categorie di formaggi:

  • categoria fermier:alimentitotalmente artigianali per i quali il produttore è unico e usa il latte delle proprie vacche;
  • categoria artisanal:anche in questo caso il produttore è unico ma può utilizzare latte proveniente anche da altre allevamenti;
  • categoria cooperative: prodotti in un unico caseificio ma con latte proveniente da cooperative di allevatori;
  • categoria industriel : formaggi prodotti con metodi industriali e provenienti da aree più o meno vaste.

È quindi chiaro che l'etichettatura è fondamentale per proteggere il consumatore e metterlo in condizione di scegliere i formaggi in funzione dei suoi gusti e della sua capacità di spesa.

La critica che, ancora una volta, va fatta alla Commissione Europea è quella di non rendere obbligatoria questa disposizione, poiché è quasi certo che produttori disonesti metteranno in commercio formaggi ottenuti con aggiunte più o meno consistenti di latte in polvere, senza però renderne edotto il consumatore.

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