L'argomento risale al giugno di questo anno quando la Commissione Europea ha inviato una diffida al nostro paese dove una legge del 1974 vieta di produrre formaggi con il latte in polvere. Recentissimi post apparsi su internet e una campagna informativa promossa dalla rete televisiva Marco Polo stanno creando non poche domande negli abituali consumatori di prodotti caseari.

Perché la Commissione Europea ci chiede di liberalizzare la produzione di formaggi con il latte in polvere

Va subito chiarito che Bruxelles non ci obbliga a produrre formaggi con il latte in polvere ma ci chiede di non impedirne la produzione (il che è diverso), per adeguare la nostra normativa a quella degli altri paesi europei, dove l'indutria casearia ricorre normalmente ai succedanei del latte anche per produrre formaggi.La nostra normativa, secondo Bruxelles, sarebbe quindi di ostacolo alla libera circolazione delle merci.

E' ovvio che se l'Italia accettasse la richiesta dell'Europa i danni per la nostra industria casearia, volenti o nolenti, sarebbero ingenti, stante il fatto che l'Italia ha nella produzione dei formaggi (come del resto la Francia) una delle eccellenze conosciute in tutto il mondo. Si tenga presente che, secondo Roberto Moncalvo presidente della Coldiretti, le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate nel primo trimestre 2015 di ben il 9%.

Quanto allora la richiesta di Bruxelles è dettata dalla ragionevole necessità che L'Italia rispetti le regole Europee o dalla pressioni ricevute da lobby che proteggono ingenti interessi di altri paesi?

Le critiche alla richiesta della Commissione Europea

Le decisioni di Bruxelles, relative alla commercializzazione di alcuni prodotti alimentari, sembrano, in effetti, tutte indirizzate ad ottenere uno scadimento della qualità piuttosto che ad un sua difesa e questo dovrà pur avere delle motivazioni.

Si sono prese, in nome della libera circolazione dei prodotti, delle decisioni contrarie agli interessi dei consumatori, dal momento che non si è resa obbligatoria l'indicazione della provenienza dei prodotti sia in termini geografici che di materie prime. Coldiretti ne fa un preciso elenco:

  • il 25% delle mozzarelle vendute in Italia è ottenuta con l'utilizzo di cagliate provenienti dall'estero, senza alcuna indicazione in etichetta;
  • in Europa, ma non nel nostro paese, è permessa la vendita di imitazioni del nostro Parmiggiano Reggiano e Grana Padano, di nuovo senza alcuna indicazione di provenienza e con nomi che richiamano quelli originali;
  • nei supermercati sono in vendita bottiglie di olio le cui etichette non sempre permettono di comprendere da quali miscele sono composte e da quali paese provengono;
  • nei paesi del Nord Europa è permesso lo zuccheraggio del vino per aumentarne la gradazione;
  • tanto clamore ha avuto l'imposizione all'Italia di permettere la produzione di cioccolato ottenuto con l'aggiunta di grassi vegetali al posto del burro di cacao;
  • ben il 75% dei prosciutti venduti nel nostro paese sono ottenuti dalla macellazione di suini stranieri, ma il consumatore non può saperlo in quanto non è obbligatorio dichiararlo in etichetta.

Ora considerato che in Europa, i maggiori produttori di latte in polvere sono i francesi ed i tedeschi qualche dubbio sulla trasparenza del diktat Europeo è più che giustificato; se l'Italia non si opporrà alla richiesta di autorizzare la produzione di formaggi con latte in polvere, chi ne trarrà precisi vantaggi saranno certamente le industrie di trasformazione di questi due paesi.

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