Quanti sono quelli che non hanno un profilo su Facebook, oggi? Direi veramente pochissimi. Ci puoi trovare il vicino di casa e il lontano parente, puoi incontrare l'ex fidanzato o l'amico d'infanzia, e rintracciare perfino le persone che hanno incrociato per un attimo la nostra strada, lasciando in noi un ricordo indelebile. Quindi, è bello condividere i momenti più belli, esprimere ciò che passa per la testa, ricordare insieme a un amico importanti momenti vissuti insieme.

Forse non ci rendiamo conto, però, di condividere anche foto e immagini che possono essere potenzialmente pericolose.

Siamo tutti sui social network e condividiamo ogni cosa, senza riflettere abbastanza

Dalle foto personali scattate ovunque, ai video di vario genere, dai pensieri scaturiti in un momento di noia o depressione, agli slogan inneggianti alla giustizia sociale, immedesimandoci in ogni situazione.

In questo modo i nostri sentimenti sono come "amplificati", e a volte ci spingono a condividere anche ciò che non si dovrebbe.

Per esempio, perché pubblicare foto e video crudeli che hanno per soggetto animali, donne violentate e massacrate di botte, i bambini e gli esseri viventi in generale? Se siamo veramente così sensibili e vorremmo aiutare gli emarginati, gli indifesi, gli animali maltrattati, dovremmo invece postare filmati che trasmettono delicatezza, dolcezza, non la più turpe violenza...

Condividendo foto e filmati di crudeltà, otteniamo l'effetto contrario, dando così spunto a nuove cattiverie.

Se questo è il nostro modo di sensibilizzare gli altri nei confronti delle ingiustizie, sul blog o sul proprio profilo, a cosa potrà mai servire? Una persona "sana" davanti a tali immagini inorridisce, le guarderà giusto per un secondo e poi distoglierà gli occhi, eliminerà la foto o il video rifiutandosi di vedere il seguito, quindi passerà praticamente inosservato.

Purtroppo, una persona che al contrario ha un'indole malvagia, o con gravi squilibri psicologici, diversamente da quella sana guarderà ogni fotogramma con interesse morboso, farà scorrere quelle immagini sullo schermo decine di volte, ossessivamente.

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Forse si esalterà, e prima o poi proverà l'impulso di imitare l'autore di quella crudeltà verso una donna, un anziano, un bimbo o un animale, e gli esseri indifesi in generale.

In tal caso, forse non ci si riflette abbastanza, è come essere complici.