Il dibattito sulle unioni civili, che ultimamente, infervora la politica e gli ambienti gay potrebbe essere meno incandescente se venissero considerati due valori fondamentali:

  • I diritti del cittadino
  • La laicità dello Stato

Partiamo dal primo

La Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (Art.3)

Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…senza discriminazione, ne consegue che il dibattito politico e sociale è infondato.

Come infondato è l’accanimento di correnti cattoliche che vedono, nell’istituzione del riconoscimento delle coppie di fatto del ddl Cirinnà come un attentato alla famiglia tradizionale. L’approvazione del decreto non comporterebbe certo un impoverimento dei diritti delle famiglie “tradizionali” né un impoverimento culturale, sociale ed economico, ma solo l’attuazione dell’articolo 3 della Costiuzione che garantisce a tutti il riconoscimento dei diritti fondamentali.

Tralascio qui il problema delle adozioni da parte delle coppie gay, in quanto lo ritengo secondario. Ma voglio sottolineare l’importanza deidiritti di assistenza sanitaria, carceraria, di unione o separazione dei beni, del subentro nel contratto d'affitto e della reversibilità della pensionee i doveri previsti per le coppie sposate.

Le coppie gay che da anni convivono e pagano le tasse non hanno gli stessi diritti delle coppie gay? E ancora di più: le coppie di fatto, gay o etero, sono una sorta di cittadini di “serie b”?. Questo dovrebbero spiegarci quelli che, ammantandosi di perbenismo cattolico, muovono guerre insensate contro il sacrosanto diritto di ciascuno alla “pari dignità sociale”.

Secondo

“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani…” (Art. 7)

Se lo Stato e la Chiesa, come sancito dall’articolo della Costituzione (sulla quale giura ogni membro del Governo) sono “indipendenti e sovrani” non si capisce perché lo Stato, o meglio alcuni politici, siano asserviti al potere ecclesiastico e permettano ingerenze totalmente indebite nella gestione della cosa pubblica.

Non si può, in alcun modo, giustificare l’esercizio arbitrario e partigiano della morale, che alcuni esponenti cattolici e del clero, stanno operando su questa scelta che spetta solo ed unicamente al Parlamento della Repubblica Italiana. Andrebbe spiegato ai cittadini il perché la Costituzione venga asservita agli scopi di una o dell’altra fazione politica. E comunque come mai i diritti fondamentali vengano procrastinati di mese in mese, di anno in anno, in nome dell’appartenenza ad uno schieramento o all’altro ed al fine di mantenere saldi potere e sedere sulla poltrona.