Siamo vicinissimi alla data della Festa di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti, ma le due ricorrenze, appartenenti alle nostre radici culturali, sembrano essere state soppiantate dalle celebrazioni pagane proprie delle tradizioni anglosassoni.

Perché, nella nostra cultura, la scelta delle celebrazioni è ricaduta sulle due date?

La Festa di Ognissanti, Solemnitas Omniun Sanctorum, è una solennità celebrata già dai cristiani del IV secolo.

Solo in seguito fu promossa dalla Chiesa come 'festa di precetto', ossia con l'obbligo di partecipazione. La Commemorazione dei defunti, Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, anch'essa antichissima, fu suggerita dal rito bizantino. Le due feste, inizialmente, erano ricordate in momenti differenti.

Fu Papa Gregorio II a scegliere il 1° Novembre come data per la celebrazione di Tutti i Santi, durante l'inaugurazione di una cappella a San Pietro, dedicata agli apostoli, ai santi, ai martiri e a tutti gli uomini giusti defunti.

Solo nell'835 Luigi il Pio ne decretò il precetto, su richiesta di Gregorio IV.

La scelta del 2 Novembre per la Commemorazione dei defunti è attribuita all'abate benedettino Sant'Odilone di Cluny il quale, nel 998, stabilì che le campane della sua abbazia dovessero suonare con rintocchi funebri dopo i Vespri del 1° Novembre e che l'Eucarestia del giorno dopo dovesse essere dedicata ai trapassati.

La Verità teologica sulle date consecutive

Alcuni sostengono che fu Gregorio III a spostare la Festa di Ognissanti dal 13 Maggio al 31 Ottobre, per sovrapporla a quella celtica di Samhain, preoccupato per il perdurare delle usanze pagane.

Considerato che, secondo l'anno druidico, il Capodanno celtico cadeva il 1° Novembre, giorno dedicato agli spiriti, si pensò, in seguito, di istituire una ricorrenza cristiana per i defunti, coincidente con i Vespri del 1° Novembre, da celebrarsi il giorno dopo per non creare conflitti con quella di Ognissanti.

La vicinanza delle due ricorrenze, in realtà, è puramente teologica e il suo significato è quello dell'unità della Fede.

Per i cristiani, infatti, la Fede è armonica e la vita dell'individuo è organica e integrale con tutte le fasi dell'esistenza, per cui la santità riguarda tutti i credenti, sia vivi che defunti.

I riti tradizionali conformi alla nostra cultura

La ritualità riguarda particolarmente la celebrazione dei morti.Tra i riti universalmente riconosciuti dagli individui di cultura cristiana, la visita individuale ai cimiteri in occasione del 2 Novembre.

Tra quelli religiosi, invece, la commemorazione comune dei fedeli defunti, le processioni ai cimiteri e la benedizione delle tombe, attraverso appositi riti.

Il folklore caratterizzato dalla condivisione e dalla soddisfazione del bisogno primario assoluto

Le tradizioni folkloriche legate alle due ricorrenze, ancora radicate nel Sud del Paese più conservatore, si stanno lentamente spegnendo. Tutte le manifestazioni rimandano alla soddisfazione del bisogno primario per eccellenza, quello alimentare, probabilmente in ricordo della fame contro la quale la gente del Sud ha dovuto sempre lottare.

E' evidente il richiamo al mondo contadino, avvezzo alla condivisione del cibo e ai cicli temporali dell'agricoltura in cui vita e morte si succedono all'infinito.

In Basilicata, per esempio, dopo la mezzanotte, si ripongono alimenti sui davanzali delle finestrea per essere consumati dai defunti. In Calabria sopravvive una Tradizione simile e, nei paesi con minoranze arbereshe, la celebrazione dei morti dura una settimana e si conclude con un banchetto presso le tombe dei cari scomparsi.

In Puglia la tradizione vuole che alla vigilia del 2 Novembre la tavola si imbandisca sontuosamente perché più cibo c'è, maggiore è la possibilità che le anime dei parenti defunti restino nelle case fino a Natale. A Palermo, ogni anno, si organizza addirittura una festa, la più grande conosciuta per ricordare i morti, con relativa fiera, dove, inutile sottolinearlo, l'ospite d'onore è il cibo.

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