Recentemente il Ministero della Salute ha lanciato la campagna FertilityDay, per invitare a fare figli il prima possibile. Una campagna discussa, contestata, oltre che per le scelte comunicative adottate, anche e soprattutto per la sua capacità di aumentare l'ansia e la frustrazione delle nuove generazioni.

La campagna, infatti, si inserisce in un sistema sociale che, quotidianamente, stressa una donna in età fertile con centinaia di luoghi comuni e imposizioni, facendo continuamente ticchettare un orologio biologico che, a tratti, può diventare assordante.

Nella nostra società, infatti, una donna deve fare figli, deve saperli farle, deve farli, anzi, "alla tua età dovresti averli già fatti". Evidentemente tutti, tranne il soggetto interessato, sanno che sarebbe ora di fare un figlio.  È annichilente sentirselo ripetere da chiunque, dalla zia, dalla mamma, dalla vicina e dal conoscente che non vedi da anni e che con un sorriso di commiserazione "ah, non hai ancora un figlio".

La situazione si fa drammatica se nella cerchia di amici si iniziano a sfornare bambini.

Tutto ad un tratto si diventa un alieno, avulso da ogni conversazione, tutti vanno avanti e tu rimani indietro. Se fino a ieri si facevano gli happy hour e si parlava del più e del meno adesso, tutto ad un tratto, l'alcol è vietato e la gravidanza con sintomi, emorroidi, curva glicemica e tamponi vari diventa il trending topic del giorno. Per non parlare poi di quando i bambini saranno nati e la consistente a della cacca e l'entità del rigurgito terranno banco ad ogni raduno.

E, necessariamente, se si sono passati i 30 anni e non si ha un figlio, capita di sentirsi sempre più inadatti. Tutti vanno avanti e tu resti fermo e hai solo voglia di piangere e di urlare. Di urlare che ancora ti va di fare gli happy hour, che il tuo contratto a progetto non ti paga la maternità, che vorresti tentare quel concorso, che tua mamma è troppo anziana per aiutarti, che il nido costa troppo o che, più semplicemente, non hai ancora voglia di diventare mamma.

Vorresti urlare e invece stai in silenzio e all'ennesima persona che ti dice "non è ora che fai un figlio" rispondi solo "si, prima o poi ci penserò". 

Lascia correre, non dargli contro, non ne vale la pena. Non pensare a quello che devi essere e se ancora non sai quello che vuoi, aspetta, serenamente, tranquillamente, siediti sulla sponda del fiume e respira. Sorridi e respira: tu e solamente tu, capirai se e quando vorrai tuffarti in questa avventura.  Non c'è un tempo, non c'è una regola è nessuna società o luogo comune può importi o forzarti. Ignora il FertilyDay, ignora chiunque si arroga il diritto di sapere come gestire la tua vita, ignora tutti e guardarti dentro.

E' solo la tua l'unica voce da ascoltare.

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