Con lo scoppio di Calciopoli (o Moggiopoli che dir si voglia) nell'estate del 2006, la storia del calcio italiano nei precedenti dodici anni doveva essere riscritta. O almeno, si sarebbero dovuti togliere almeno tutti quei titoli vinti in maniera illecita, a chi, nella fattispecie la Juventus, se n'era appropriata in modo illecito. E invece, fatta eccezione per i campionati di Serie A 2004/05 e 2005/06, non se ne fece di nulla. O meglio, si è continuato a far finta di nulla nonostante le sentenze abbiamo riportato una situazione chiara e definita.

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Domenica 5 maggio 2002 l'Inter perde lo scudetto numero 14 a causa della sconfitta per 4-2 rimediata sul campo della Lazio. La Juventus supera in maniera agevole l'Udinese per 2-0 e si aggiudica il tricolore al fotofinish, con i nerazzurri beffati anche dalla Roma che, complice il successo in trasferta contro il Torino (1-0), balza in seconda posizione.

Sarebbe stato bello raccontare così uno scorcio di Serie A, senza dover ricorrere ad analisi più approfondite in materia di episodi arbitrali. E invece, in quella circostanza così come in molte altre, non andò proprio così.

Anche nell'annata 2001/02 furono tante, troppe le sviste arbitrali a vantaggio della formazione bianconera che nell'arco del campionato aveva evidenziato limiti di carattere tecnico e mentale.

Ad esempio, il calcio di rigore non concesso all'Inter contro il Chievo Verona dall'arbitro De Santis nel terz'ultimo match di Serie A fece gridare allo scandalo, quasi quanto l'episodio Iuliano-Ronaldo del 26 aprile 1998. Anche in quel caso lo stesso brasiliano fu atterrato in maniera netta ma si vide fischiare una irregolarità contro, tra lo stupore (e forse non solo quello) dei presenti al "Bentegodi".

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Lo ha ricordato quest'oggi il giornalista del Fatto Quotidiano Paolo Ziliani, cui si è associato anche il noto moviolista Maurizio Pistocchi. La gara si chiuse con il punteggio di 2-2, con i nerazzurri costretti a rincorrere lo svantaggio iniziale e beffati all'ultimo respiro. Due punti persi che pesarono in maniera evidente sull'esito del torneo, e che aprirono un mini-ciclo della Juventus che terminerà dodici mesi dopo con la sconfitta a Manchester nella finale di Champions League.

A ripensarci adesso, fa ancora rabbia quell'episodio.

Ma fa ancora più rabbia vedere molti tifosi, soprattutto di fede bianconera, sostenere a distanza di quindici anni che il marcio che è venuto a galla non sia mai esistito. Per fortuna, nel calcio come in tutti i settori della vita, l'evidenza dei fatti non può essere contrastata da nessuno. Nella speranza che un altro 5 maggio non si verifichi in questo modo, ma sia solamente il campo a decidere.