Per calcolare il costo della popolazione carceraria straniera servono essenzialmente 2 dati: il costo giornaliero per detenuti e il numero dei reclusi non italiani. Quest'ultimo, in base ai dati forniti dal Ministero della Giustizia nel primo semestre del 2017 equivale a 19.432.

Perché il valore calcolato sia attendibile, le cifre devono fare riferimento allo stesso arco temporale, però il costo per detenuto fornito dal Ministero è disponibile solo fino al 2013. Tuttavia è bene non attingere il dato da altre fonti, poiché solo i comunicati e le pubblicazioni ministeriali possono considerarsi sicuramente attendibili.

Un valore ragionevole si può calcolare osservando l'andamento della curva di spesa per gli ultimi anni, di cui sono disponibili i valori ministeriali (dal 2001 al 2013); un arco temporale abbastanza ampio e recente, affinché la stima per il 2017 risulti realistica.

Il costo risulta variabile dal minimo del 2011 (116,67€) al massimo del 2007 (190,21€), anno che ha risentito del decreto svuota carceri che, riducendo notevolmente il numero dei detenuti, ha ripartito i costi fissi su una base meno ampia. Osservando l'andamento delle cifre, si nota che il costo medio minimo si raggiunge quando il numero dei detenuti è vicino alla capienza massima, dividendo le spese fisse su una base ampia, ma senza superarla, generandone una ancora più vasta per la suddivisione dei costi fissi, ma anche inefficienze organizzative.

Una volta chiarito, grazie all'osservazione della serie storica, che il costo medio varia essenzialmente in base all'oscillazione della capienza massima regolamentare dei carceri e il numero di detenuti, è possibile fornire un valore ragionevole per la spesa media del 2017, facendo riferimento al numero totale dei reclusi stranieri.

L'anno in corso, per quanto riguarda la popolazione carceraria, è praticamente identico al 2004: rispettivamente 56.919 e 56.068 detenuti, quindi, secondo le considerazioni precedenti, il costo medio per recluso nel 2017 sarà di circa 131 euro.

Di conseguenza, la spesa media quotidiana dello Stato per i prigionieri non italiani sarà di 2.545.592€ (19.432.131), mentre il costo annuo stimato sarà di circa 929.141.080€.

Sulla base di questi dati è possibile fare alcune considerazioni.

Innanzitutto emerge l'alto numero di stranieri nei penitenziari italiani: nel 2017 componevano il 34,14% della popolazione carceraria totale (19.432 su 56.919); oltre un detenuto su 3.

Se queste cifre fossero spostate alla popolazione italiana, si potrebbe parlare di una sorta di invasione, o comunque di mutamento radicale della cittadinanza.

Un'altra considerazione è come un fenomeno complesso come quello migratorio vada analizzato sotto ogni aspetto.

Affermazioni come quella del presidente dell'Inps Tito Boeri perdono di significato se il fenomeno non viene studiato e approfondito da vari punti di vista. Il dirigente ha affermato che la chiusura delle frontiere costerebbe 38 miliardi di euro all'Italia in 22 anni per il mancato saldo positivo tra contributi pensionistici versati e ricevuti dagli stranieri. Si tratterebbe indubbiamente di una grossa cifra anche per un bilancio statale, ma spalmati in 22 anni hanno lo stesso significato?

Ricordiamo infatti che, solamente il costo della popolazione carceraria nello stesso arco di tempo, considerando anche il trend crescente e le spese correlate, come i processi, praticamente annullano ogni beneficio. Per argomentare la tendenza in crescita, basta correlarla all'aumento della popolazione straniera.

In questo frangente abbiamo analizzato solo i costi della popolazione carceraria, ma ci si dovrebbe soffermare anche su ogni implicazione economica del fenomeno migratorio, per poter affermare che questo comporti benefici all'economia.

Implicazioni positive e negative: costi dell'accoglienza, mercato generato dai migranti, spese sociali, indotto di tali spese, dumping salariale, benefici per il consumatore. Ponendosi anche domande su scelte diverse, è possibile creare un indotto maggiore spostando la spesa pubblica su altri settori?

Affermare che un fenomeno così complesso sia un beneficio, considerando un solo flusso di cassa positivo, è come dire che per un'azienda sia una scelta economicamente razionale comprare prodotti ad 1,5 da vendere a 2, anche se per quel prodotto esistono costi variabili diretti pari ad un altro euro. L'illusione di guadagnare 50 centesimi ad unità, la certezza di perderne altrettanti.

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