“Noi festeggiamo 72 anni della realizzazione di questo paesaggio da parte degli alleati”: la data sullo striscione richiama i drammatici bombardamenti alleati sulla città di Dresda. La seconda giornata del campionato tedesco tra il St. Pauli e la Dinamo Dresda è finita 2 a 2, eppure la partita dovrebbe anche far discutere per quello che è andato in scena sugli spalti. Invece, come troppo spesso accade, uno striscione orrendo esposto da una tifoseria notoriamente antifascista è destinato a cadere nel dimenticatoio.

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Gli ultras del St. Pauli, infatti, hanno “omaggiato” i bombardamenti che colpirono la città di Dresda tra il 13 e il 15 febbraio del 1945. Le bombe – 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 tonnellate di bombe incendiarie sganciate dai mezzi della Royal Air Force (le forze aeree britanniche) – demolirono una città considerata un importante snodo ferroviario, ma soprattutto un raffinato centro culturale. Un’area di circa 300 km quadrati di edifici, (circa l’85% dell’intera area urbana) fu totalmente abbattuta provocando la morte di 130 mila persone secondo le stesse fonti inglesi.

Bombe su Dresda dagli Alleati

Tra gli obiettivi di questi bombardamenti c’era sicuramente la guerra psicologica che gli alleati volevano vincere contro i tedeschi. La loro colpa era quella di aver aderito troppo fedelmente al nazionalsocialismo, per questo serviva una lezione che facesse vacillare la fiducia verso un regime che, nel febbraio del 1945, stava ormai per tramontare. Dresda, infatti, non rappresentava certo un centro importante né dal punto di vista militare né economico: in quei giorni, inoltre, la popolazione presente in città era aumentata a causa dell’arrivo dei profughi provenienti dalle regioni orientali che fuggivano dall’Armata Rossa.

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La stessa città di Dresda, tra l’altro, era sprovvista di batterie contraeree trasferite proprio sul fronte orientale per contrastare l’avanzata dell’esercito sovietico. Nel mirino finirono decine di ospedali, scuole, chiese e molte abitazioni con un piano diabolico che ha visto prima sganciare le bombe ad alto potenziale esplosivo. Poi, una volta sfondati i tetti delle case e distrutte le finestre, sono state lanciate quelle incendiare, per far bruciare più facilmente le case sventrate.

St. Pauli, il silenzio della stampa

Come mai, dunque, ancora una volta il silenzio dei media di tutta Europa accompagna uno striscione vergognoso come quello dei tifosi antifascisti del St. Pauli? Nei mesi scorsi questa tifoseria ha fatto parlare – in maniera positiva, ovviamente – i media mainstream per gli striscioni in favore dell’accoglienza dei migranti col solito Refugees Welcome: ora che l’altrettanto vergognoso striscione ha festeggiato i drammatici bombardamenti anglo-americani, ci si volta dall’altra parte.

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