Marcello Darbo di Ferrara è da anni protagonista come artista contemporaneo (mostre a Ferrara e in Italia, anche all'estero) sociologo (alcuni libri sul cyberbullismo) e anche estemporaneo ma raffinato cantautore. Ora esordisce con un romanzo particolare, quasi una versione fantastorica e neopop per il linguaggio, dedicato alla Bibbia e alla Genesi. "Il mio Dio non è morto. Frammenti da una Bibbia apocrifa" (Asino Rosso ebook- Street Lib) è on line in questi giorni direttamente in eBook.

Come liberare anche Dio dal Peccato originale

“Christian futuristic” dice certa critica anglosassone per segnalare certa fantasy o fantascienza che rilegge o attinge dalla tradizione e dal mito cristiano. Il romanzo, oltre 300 pagine, esita sorprendentemente scorrevole, suddiviso in diversi parti, con tanto di incipit a volte tipico nelle produzioni letteraria fantastiche. Un manoscritto anonimo, semplicemente firmato D., scoperto in un viaggio in treno, incompleto e frammentario, dallo scrittore rielaborato e portato a stesura definitiva come le narrazioni dei filologi dopo la scoperta di estratti di un papiro o di un sociologo con solo indizi di un controverso fatto storico.

Colpisce l'equilibrio della narrazione, sempre danzante tra la storia simbolica della Genesi, certa critica libertaria esplicita e la sintesi persuasiva e di disarmante normalità, con un Dio persino depresso e umanissimo.

Nello specifico di questo romanzo lecito parlare di Fanta-Bibbia con una costante anche molto pop, ironica e disincantata, a tratti eretica ed iconoclastica ma solo in superficie.

L'autore riscrive una sorta di breve Genesi parallela, liberando, in sintesi, anche Dio dal pesante peccato originale. Un Dio che impara piano piano da Adamo e Eva altrettanto paralleli a perfezionare il suo grande disegno della creazione: alla fine restano il mistero e la meraviglia della sua opera d'arte, in una versione basata finalmente non sulla morale e l'autoritarismo ma sul desiderio e anche il piacere, nel regno della libertà e del miracolo della vita e dell'Universo.

Breve intervista a Marcello Darbo​

D - Nel romanzo, quasi di fantascienza, spicca un linguaggio spesso anche molto pop e satirico sociale, esatto?

R - Il linguaggio del mio romanzo è ironico per parlare di un Dio arrogante e insieme umile che cerca di mettere pace tra gli uomini che ha creato ingenuamente, senza pensare al male che sarebbe scaturito, un Dio “schifato” e insieme speranzoso, mai cinico, non credo nel cinismo, porta al "canismo".

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