In questo stesso giorno, nel 1960, le tre sorelle Mirabal, attiviste politiche dominicane, andando in visita al carcere dove erano detenuti per motivi politici i loro mariti, furono prelevate dalla loro auto insieme all'autista dai sicari mandati dal dittatore Rafael Leónidas Trujillo, torturate, bastonate e strangolate. Venti anni dopo, il 17 novembre 1999, l'assemblea generale dell'ONU proclamò, in loro memoria, il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Da alcuni anni questa giornata ha cominciato ad essere celebrata in varie parti del mondo e da noi, dal 2005, ha iniziato ad avere anche un certo rilievo mediatico.

Perché la donna

I tempi violenti che stiamo attraversando spingono con sempre maggior forza verso la prevaricazione e l'annullamento dei più deboli: gli anziani, i migranti, i bambini, i disabili. E le donne. Nel loro caso siamo stati costretti, nei casi più drammatici, all'uso del termine "femminicidio" per distinguere la violenza sulla donna in quanto tale dai reati comuni. E l'uso di questo termine diventa drammaticamente sempre più frequente

Il dato diventa ancora più drammatico scoprendo che oltre la metà di queste violenze sono nate in ambito familiare o domestico e che, sempre molto spesso, tra la vittima ed il carnefice esisteva una relazione sentimentale.

Da sempre la donna è stata vittima; la storia insegna le grandi persecuzioni, spesso legate a motivi religiosi. la violenza attuale supera gli antichi concetti (dalla clava primitiva al rogo dell'Inquisizione era sempre la più debole fisicamente che soccombeva) diventando più perniciosa, subdola e pericolosa. La donna ha dimostrato ampiamente, nel corso del XX secolo, le sue potenzialità prima represse, che l'hanno portata spesso a primeggiare sugli uomini.

Alle menti maschili più deboli o malate, per sedare questa emancipazione, non resta che il ritorno agli antichi metodi.

Non solo il femminicidio

L'errore più frequente è considerare la violenza sulle donne solo quando arriva il gesto estremo. Nulla di più sbagliato. Ogni comportamento violento, anche verbale o economico, diventa violenza, equiparabile senza alcun dubbio a quella fisica, anche perché spesso questi atteggiamenti, ritenuti inizialmente veniali, possono scatenare in seguito i maltrattamenti, le percosse, i danni, spesso irreparabili.

Cosa fare?

Prima di tutto impariamo a non sottovalutare, mai. E non solo negli altri: anche nei nostri atteggiamenti, nei nostri gesti, nelle nostre parole. I grandi cambiamenti nascono anche da piccole cose ed ognuno di noi, sia di fronte allo specchio che a casa, in ufficio, a scuola, in treno o su un bus, con un amico o un estraneo, può diventare una sentinella contro la violenza, presente o futura. E non solo oggi, ma tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni a venire. Le istituzioni fanno e faranno il loro lavoro. A noi tocca il nostro, non meno importante.