Via della Conciliazione non la vedremo più come in questa foto: bagnata d'ocra (nella tonalità che va dal giallo oro al marrone chiaro), come del resto tutte le vie di Roma per le quali, con il passaggio ai led, è stato preferito un look freddo. Parliamo della sostituzione di numerose lampade al sodio con Led tra i 3.600 e i 4.000 gradi Kelvin, che emettono una fastidiosa luce bianca tendente al blu.

Non bastava la chiusura dei nasoni a rendere la capitale d'Italia una città meno vivibile, serviva renderla ancora più triste e probabilmente anche più pericolosa.

Ricordiamo, tra le altre cose, che all'Italia è andata la maglia nera dell'Inquinamento luminoso, e che Roma è tra le città che ne soffrono maggiormente. Di conseguenza, l'introduzione dei Led rappresenta un'ulteriore aggravante che peggiorerà la situazione e genererà nuovi disagi, come quelli alla vista per chi guida o l'oscuramento dei monumenti.

Ma, come se ciò non bastasse, l'aspetto che preoccupa maggiormente è quello legato ad eventuali danni che questa situazione potrebbe arrecare alla salute, come testimonia questo servizio del programma "Presa Diretta".

A Roma, la decisione di cambiare l'illuminazione è passata attraverso tre sindaci. Tutto è cominciato con Gianni Alemanno, che nell'estate del 2010 parlò di un nuovo "piano luce 2010-2020" per la città, e la Giunta stanziò 180 milioni di euro per avere entro il 2020 oltre 52.000 nuovi lampioni lungo le strade della capitale.

L'allora primo cittadino parlò di una Roma avanguardia d'Europa sul fronte del risparmio energetico e dell'innalzamento del livello di sicurezza per i cittadini, come riportato dal sito ufficiale del Comune.

Purtroppo quella visione è stata smentita dai fatti: i Led illuminano male, in troppi si spengono, abbagliano ed è anche capitato al sottoscritto di vederli andare ad intermittenza proprio come le luci natalizie.

Dal punto di vista estetico sono un'aberrazione ingiustificabile che hanno svilito Roma, facendola sembrare di notte un pronto soccorso a cielo aperto, fino ad arrivare, nei casi più gravi - come in alcune periferie - ad essere l'ambientazione ideale per un film post-apocalittico.

Dopo Alemanno è arrivato Ignazio Marino, che nell'ottobre del 2014 annunciava un investimento di circa 50 milioni di euro per permettere un risparmio del 55% sulle spese elettriche della capitale.

Infine siamo arrivati a Virginia Raggi, alla quale diverse associazioni e comitati hanno inviato un'interrogazione sul cambio di illuminazione della città.

Perché non c'è stato un dibattito pubblico?

Come si può cambiare il look di una città importante come Roma senza un serio lavoro affrontato con le Soprintendenze e senza un dibattito pubblico? Come si può non chiedere un parere ad uno dei grandi direttori della fotografia del cinema italiano o ad uno dei più importanti light designer del nostro teatro?

Perché non confrontarsi con un critico d'arte? Tutto questo è piuttosto discutibile e surreale.

Non dimentichiamoci che la luce agisce sull'anima, che la luce è poesia e bellezza, che una buona illuminazione può migliorare tutto, mentre una pessima illuminazione non può che degradare e opprimere: e se la malattia del secolo è la depressione, non è certo violando la città con i Led a luce fredda che faremo sentire meglio chi ne soffre.

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