Lo scorso 22 Gennaio a Torino, due testimoni avrebbero chiamato un dipendente della Croce Rossa - responsabile di un centro di accoglienza poco distante dall'edificio diroccato dove si trovava il malato - per chiedere assistenza ad un clochard [VIDEO]che si era sentito male. I due, durante l'interrogatorio con la polizia, hanno sostenuto che il dipendente CRI si fosse rifiutato di chiamare l'ambulanza, venendo di fatto ignorati e il vagabondo alla fine sarebbe morto per la malnutrizione e il freddo. Secondo il dipendente della Croce Rossa però i due clochard gli avrebbero riferito una situazione ben diversa e che non necessitava la richiesta di soccorsi.

L'ipotesi della Procura è la seguente: ''Se fosse stata subito chiamata un’ambulanza la vittima, un immigrato originario del Ciad, sarebbe potuto essere curato e, chissà, forse salvato." L'operatore adesso è indagato per omissione di soccorso ma la domanda è: "Perché compiere un atto simile?".

Il pregiudizio moderno

La paura per la diversità sembra appartenere alla natura umana, diventa importante però capire quando inizia a oltrepassare l'utilità per diventare disfunzionale al nostro benessere. Facilmente la paura può tramutarsi in ostilità, riluttanza, fino ad arrivare all'odio che però all'apparenza è mascherato, in quanto a livello sociale si tende ad aderire a una concezione egualitaria delle persone.

L'aporofobia viene definita come la paura per la povertà o per i poveri.

Essa può essere anche interpretata come la ripugnanza o l'ostilità davanti al povero o all'indifeso. Quello che accomuna questa fobia, con la xenofobia e l'omofobia, è la paura del diverso, paura che però è alimentata da false credenze, stereotipi e pregiudizi.

Per Allport il pregiudizio [VIDEO]è “un'antipatia fondata su una generalizzazione falsa e inflessibile. Può essere sentito internamente o espresso. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo”.

Quando la società decanta i diritti della parità tra le persone indipendentemente dal sesso, dalla razza o dalla condizione sociale alcune persone, con una cultura più "tradizionalista" comprendendo di non poter esporre il proprio dissenso esplicitamente, alimentano dentro di loro un sentimento di avversione che si tramuta in comportamenti di evitamento e di distacco emotivo; questo fenomeno prende il nome di pregiudizio moderno.

Questa tipologia di pregiudizio si allontana da quello tradizionale, manifesto, dove c'è un disprezzo palese ed esplicitato, qui invece all'interno della persona vi è un conflitto tra l'antipatia emotiva profondamente radicata e i valori d'uguaglianza della società. In questo caso, l'atteggiamento di pregiudizio può essere meno saliente e rilevabile.

Come combatterlo

La prima cosa da fare per combattere gli stereotipi e i pregiudizi è esserne consapevoli: nessuno infatti ne è immune ma la maggior parte delle volte non ce ne rendiamo conto, è un fenomeno che si manifesta maggiormente in modo inconscio.

Secondo gli studiosi inoltre il modo migliore per ridurre il pregiudizio, e di conseguenza la tensione e l'ostilità fra i gruppi, sembrerebbe quello di favorire il loro contatto; per far sì che questo metodo sia efficace però alla base ci devono essere delle condizioni che devono essere soddisfatte, la cui responsabilità deriva principalmente dalla società:

  • Sostegno sociale e istituzionale: dovrebbe esserci un contesto istituzionale capace di sostenere e favorire lo svilupparsi di rapporti positivi fra i gruppi e in grado di garantire un clima di tolleranza sociale
  • Il contatto deve essere intimo e non superficiale: i rapporti fra i membri di gruppi diversi devono essere caratterizzate da una sufficiente frequenza, duratura e profondità, affinché il contatto favorisca lo sviluppo di relazioni positive
  • Uguaglianza di status: i membri appartenenti ai due gruppi che si trovano a relazionarsi devono godere di condizioni di interazione in cui il loro status sia di livello confrontabile
  • Cooperazione intergruppo al fine di raggiungere uno scopo comune: si possono sviluppare relazioni amichevoli, riducendo la conflittualità, solo se i membri di gruppi diversi sono interdipendenti nelle loro attività al fine di raggiungere uno scopo comune
  • Piacevolezza del contatto: le interazioni con i membri degli altri gruppi devono essere piacevoli e soddisfacenti, per poter produrre degli effetti positivi sul miglioramento delle interazioni intergruppo.

In conclusione quindi possiamo dire che abbiamo molteplici strategie per non diventare "schiavi" degli stereotipi e dei pregiudizi, ma per la loro riuscita è fondamentale che ci sia prima di tutto una volontà da parte della persona di combatterli e poi un contesto sociale che limiti il più possibile le diversità all'interno della popolazione e che invece favorisca tra di loro la cooperazione e l'uguaglianza.