Diciamolo: una stanza della rabbia per qualcuno è un po’come un sogno proibito: ci permette per qualche minuto di dare libero sfogo alle nostre frustrazioni dimenticandoci di tutte quelle priorità che la nostra mente, inconsapevolmente, mette in atto ogni giorno facendoci reprimere il piacere di un istinto immediato contro uno svantaggio futuro.

Prima in Giappone, poi in America, dal 21 aprile, questi minuti di sfogo incontrollato, 15 per la precisione, vengono venduti anche a Legnano [VIDEO] – in via Faravelli – con tanto di casco, visiera, protezioni, una mazza e oggetti su cui sfogare la rabbia nella totale riservatezza di una stanza insonorizzata. Viene automatico domandarsi: perché dovrebbe avere successo un’iniziativa di questo tipo?

Ne esiste veramente la necessità?

Cos’è la rabbia

La rabbia ha un colore, è rossa come il fuoco acceso da una miccia che attacca il nostro territorio, consistente in un’ingiustizia o anche in una frustrazione dei nostri bisogni e ci mette sotto minaccia; fa rumore la rabbia e porta con sé l’odore e il sapore della soddisfazione, se pur temporanea, del soddisfacimento di un istinto animale. Nella quotidianità, chi più chi meno, ci si arrabbia per vari motivi, sul lavoro, in famiglia, con un amico ed esprimere rabbia nell’una piuttosto che nell’altra situazione dipende dalla nostra gerarchia di priorità.

Quando, nonostante razionalmente si sappia che si sta facendo la cosa sbagliata, si cede a questo istinto, significa che il fine più alto, che dovrebbe essere quello di autoproteggerci da svantaggi futuri, non è stato interiorizzato. E’questo che deve preoccuparci: pensare che oggi esista la necessità di sfogare la nostra rabbia in una stanza, la dice lunga su quanto il nostro sistema nervoso e la nostra volontà, meglio ancora il nostro carattere, siano messi giornalmente alla prova.

Come si allenano i muscoli per diventare più forti, anche l’autocontrollo va allenato; tuttavia risente dello stress e questo perché quando l’energia si consuma necessita di essere rigenerata. Quando le nostre risorse sono esaurite diventiamo anche più aggressivi: avete mai fatto caso quanto sia più facile arrabbiarsi rientrati a casa dopo una giornata di lavoro?

Sfogarsi in una stanza della rabbia può essere una terapia, tuttavia non dimentichiamo che la rabbia porta con sé anche utilità: ci permette di inviare segnali su quello che proviamo, porta con sé uno scambio emotivo e può riequilibrare le nostre relazioni; se una stanza della rabbia può curarci dal disprezzo, dal desiderio di vendetta, piuttosto che dalla necessità di sfogo di tensioni, esiste anche una rabbia costruttiva, quella che fa valere le proprie ragioni, comunica coinvolgimento e rafforza i nostri rapporti con gli altri: questa è giusta rabbia e possiamo pure concedercela.

Esiste la rabbia positiva

C’è poi una rabbia buona, ”positiva”, quell’emozione che ci aiuta a reagire e ad uscire dai guai, quella che giornalmente ci dà l’energia per abbattere gli impedimenti alle nostre necessità e ai nostri desideri e affiora in noi quando percepiamo e non accettiamo un’ingiustizia: senza questa rabbia energizzante non avremmo tutta la forza necessaria per affermare i nostri valori e i nostri diritti e per questo non è necessaria una stanza.

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