Chi pensava che gli Oscar premiassero semplicemente i film più belli del mondo quest'anno potrebbe aver incontrato qualche perplessità. Gli Oscar 2019 sono stati infatti il gesto politico più smaccato degli ultimi mesi: sono stati scelti quasi esclusivamente film ed artisti che apertamente si oppongono alle politiche del presidente Donald Trump in tema di immigrazione e inclusione sociale.

Film basati su un'unica ideologia

L'Oscar al miglior film è andato a Green Book, una storia di amicizia fra un bianco e un nero in cui il tema dell'inclusione sociale punta il dito sulle tensioni razziali in atto negli Stati Uniti.

A rappresentare l'uomo di colore c'era Mahershala Ali, a cui è andato il premio per il miglior attore non protagonista. Mahershala Ali è tra l'altro il primo convertito all'islam a vincere un Oscar. Anche se in realtà appartiene ad una setta eretica espulsa dal Pakistan e non riconosciuta da molte comunità islamiche.

Miglior attrice non protagonista è stata Regina King. Il film in questione, “Se la strada potesse parlare”, racconta la storia di un ragazzo nero detenuto ingiustamente per stupro per le bugie di un poliziotto bianco.

I premi per il miglior film in lingua straniera, miglior regista, migliore fotografia sono andati a “Roma”, di Alfonso Cuaron, che non parla della capitale d'Italia ma del quartiere residenziale Colonia Roma di Città del Messico. Anche in questo caso centrale è il tema sociale: il film punta il faro dell'attenzione sulla vita delle domestiche messicane, proprio quelle che oggi emigrano massicciamente negli Stati Uniti, spesso illegalmente, e per le quali Trump vuole costruire il muro.

Persino Rami Malek, vincitore meritatissimo dell'Oscar per il migliore attore protagonista con Bohemian Rhapsody, ha lanciato un sasso nella stessa direzione, rimarcando: “Sono il figlio di immigrati egiziani, sono americano di prima generazione”.

La campagna elettorale di Spike Lee

Se tutto ciò non fosse stato abbastanza chiaro, ci ha pensato Spike Lee, vincitore dell'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, che ha utilizzato il suo discorso per far assaggiare un vero e proprio pezzetto di campagna elettorale:

“Le elezioni 2020 sono dietro l'angolo: mobilitiamoci tutti, stiamo dalla parte giusta della storia, facciamo la scelta morale dell'amore contro l'odio”.

E ha concluso citando un suo film del 1989 accusato di istigare i giovani afro-americani alla rivolta, per il mancato riconoscimento del quale minacciò fisicamente Wim Wenders: “Fa la cosa giusta!”

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