L' economia circolare è la risposta ai problemi ambientali e ad una economia lineare ormai al collasso. E' un nuovo sistema che i paesi industrializzati hanno cominciato ad adottare per permettere all'economia di camminare senza distruggere il pianeta. Qualche anno fa l'economia circolare era una scelta, una possibilità; oggi è sempre di più una necessità. Un esempio emblematico è l'Italia, nei primi posti delle classifiche europee di circolarità, che in una condizione di recessione, cerca di ripartire dall'Ambiente.

Economia circolare: cos'è e come funziona

La fondazione Ellen MacArthur definisce l'economia circolare come un sistema economico pianificato volto ad utilizzare per più cicli produttivi lo stesso materiale, con l'obiettivo di ridurre gli sprechi al minimo storico. Questo approccio è opposto all'economia odierna, lineare, che predilige lo smaltimento di rifiuti e quindi utilizza solo materiali "vergini", che dovranno essere poi smaltiti attraverso discariche e inceneritori, provocando gravi danni all'ambiente.

La filosofia sulla quale poggia l'economia circolare non è solo una moda di nicchia o una scelta ambientalista; è una vera e propria opportunità di crescita economica per qualsiasi paese, dato che il riutilizzo di materiali porta alla creazione di nuovi prodotti e quindi alla realizzazione di nuovi servizi. Per fare ciò, è necessario che le aziende produttrici assumano modelli rigenerativi ovvero piani di sviluppo del pensiero circolare, secondo cinque principi cardine:

  • Ecoprogettazione;
  • Versatilità del prodotto;
  • Utilizzo di fonti di energia rinnovabile;
  • Approccio ecosistemico;
  • Sostituzione delle materie prime con materiali provenienti dalle filiere di recupero.

L'ecoprogettazione non è altro che pensare la strutturazione del prodotto in base al suo riutilizzo futuro, con materiali che possano adattarsi alle condizioni esterne ambientali, tenendo in considerazione le relazioni di causa e effetto: quanto quel materiale scelto va a incidere sul pianeta, quali tipi di energia vengono utilizzati per assemblare il prodotto (prediligendo le fonti rinnovabili rispetto ai fossili) e infine la facilità di separazione delle componenti dello stesso.

Buona partenza per l'Italia

"Oggi il nostro paese ha tutte le qualifiche per una transizione di successo dall'economia lineare a quella circolare", sono le parole di Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dell'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologia, l'energia e lo sviluppo sostenibile.

Infatti, l'economia circolare si adatterebbe perfettamente alle condizioni fisiche dell'Italia, la quale risulterebbe anche una delle maggiori realtà per produttività delle risorse; ma per raggiungere l'obiettivo "Zero waste" ("Zero rifiuti"), la strada è ancora molto lunga.

Il Circular Economy Network ritiene che il problema principale dell'Italia sia la mancata applicazione di tutte quelle normative europee che regolano il trattamento dei rifiuti e che rappresenterebbero una risorsa fondamentale per rilanciare il settore manifatturiero italiano, dando un impulso all'economia interna del paese.

Infatti, nel 2015, la Commissione Europea, ha adottato un piano volto a facilitare il passaggio da un'economia lineare a una circolare. Questo consiste nello stimolare la crescita e aumentare la competitività a livello internazionale, creando in aggiunta nuovi posti di lavoro.

Tra i 54 punti che guidano il passaggio dell'Ue, è possibile individuare cinque settori pilota della transizione:

  • Materie plastiche;
  • Rifiuti alimentari;
  • Materie prime essenziali;
  • Costruzione e demolizione;
  • Biomassa e materiali biologici.

Non è in dubbio, quindi, che, data la condizione economica precaria che sta vivendo ora la penisola, il modello circolare possa rappresentare un forte rilancio; ma affinché si sviluppi pienamente, è necessario coinvolgere l'opinione pubblica in toto, diffondendo le buone pratiche e i risultati delle ricerche condotte fino ad oggi, per promuovere una bioeconomia, ovvero un'economia sostenibile.

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