Come funghi sul bagnato ma dal veleno mortale, le cellule affiliate allo Stato Islamico continuano a prosperare lontano dalla roccaforte siriana di Raqqa, loro base dal 2014 al 2018, e minacciano le minoranze sciite in Afghanistan. Sottovalutare la loro pervasività al di fuori della Siria potrebbe essere un problema grave per il futuro di nazioni africane come Nigeria, Libia ed Egitto, o di altre zone del mondo come Yemen, Filippine, Indonesia, Russia, Turchia, Iraq e Afghanistan.

Chi sono gli Hazara afgani?

La minoranza più bersagliata in Afghanistan risulta essere l'etnia degli Hazara. Essi parlano il dialetto farsi dell’hazaragi e la stragrande maggioranza segue la via sciita dell’Islam, diventando per questo il bersaglio principale delle rimanenti cellule dello Stato Islamico in Afghanistan, che hanno fatto dell’eliminazione della minoranza sciita un obiettivo principale, da portare a termine attraverso i più feroci e brutali attentati.

Un numero significativo di Hazara è però anche ismailita e sikh, mentre una piccola percentuale è sunnita. Nella cultura afgana e centroasiatica, essi sono famosi per la loro musica e poesia, così come per la tradizione dei diffusi detti popolari, tramandati oralmente alle nuove generazioni. La maggior parte di essi vive oggi nella regione di Hazarajat, nella zona montuosa centrale dell’Afghanistan, un’area di circa 50.000 kmq. Altri Hazara vivono invece nelle montagne del Badakhshan e nelle aree occidentali del Belucistan in Pakistan. Proprio a causa di questa loro frammentazione, risulta molto difficile comprendere il loro numero esatto, ma si stima costituiscano tra il 9% e il 19% della popolazione afgana e circa l’1% della popolazione pakistana.

Si tratterebbe quindi di circa 9 milioni di persone in tutto.

Un tempo costituivano il più grande gruppo etnico afgano, quasi il 70% della popolazione totale prima del XIX secolo, quando subirono un genocidio che fece ridurre drasticamente il loro numero, a favore dell’etnia pashtun. Fu proprio alla fine del XIX secolo che, durante il regno di Amir Abdul Rahman (1880-1901), essi subirono una prima grave repressione politica, sociale ed economica, riscontrabile nell’emanazione del primo Jihad (inteso come lotta armata contro gli infedeli), da parte dei leader sunniti del Regno, contro tutta la popolazione sciita della regione.

Fu così che le tribù pashtun, guidate dall’emiro Rahman, iniziarono a estendere la loro influenza in tutto il Paese, provocando disordini etnici immensi. Gli Hazara, insieme ad altri gruppi sciiti minoritari, furono i primi a ribellarsi. Ciò costò loro lo sterminio: migliaia di uomini Hazara furono uccisi dalle truppe pashtun di Rahman, le loro donne e bambini furono violentati e catturati come schiavi, mentre le loro terre occupate, costringendo i pastori e gli agricoltori alla fuga.

Al fine di rafforzare la persecuzione contro gli Hazara, Rahman giocò sulla sensibilità religiosa sunnita, facendo leva persino sul sostegno delle minoranze tajike e uzbeke, entrambe storicamente sunnite. L’episodio, ad oggi fondamentalmente dimenticato, passerà alla storia come il genocidio degli Hazara o pashtunizzazione dell’Afghanistan.

Un isolamento continuo

Attualmente, il fenomeno della pashtunizzazione del paese sta in qualche modo tornando in auge. Nonostante il riconoscimento nazionale della loro etnia, attraverso la Costituzione afgana del 2004, poco o nulla sembra cambiato da allora. Succede lo stesso nel vicino Pakistan, in cui a Quetta, nella città più occidentale del paese, sono state progettate alte mura attorno ai quartieri della comunità di Hazara, al fine ultimo di proteggerli dai militanti estremisti, ricordando però alla minoranza la costante paura della minaccia che sono costretti a vivere in prima persona.

Soldati e posti di blocco di sicurezza circondano gli abitanti di Hazara Town, uno dei due più grandi quartieri situati nella capitale del Belucistan, zona in cui gruppi religiosi e settari spesso colpiscono con bombe e kalashnikov. Molte aziende e negozi Hazara, un tempo fiorenti nei vivaci mercati di Quetta, sono stati chiusi negli ultimi anni e trasferiti ad Hazara Town o a Mari Abad, un altro quartiere a prevalenza Hazara. Costretti a vivere in isolamento, solo i più temerari di loro si avventurano ancora negli altri quartieri di Quetta, principalmente in cerca di lavoro, esponendosi però a pericoli mortali.

Gli ultimi attentati

Nonostante il miglioramento della sicurezza negli ultimi anni, in parte perché la maggior parte degli Hazara si è trasferita nelle enclavi protette, abbandonando le loro zone residenziali originarie, l'Afghanistan non è ancora un Paese sicuro per loro e i militanti dell’Isis continuano i loro attacchi mirati, l’ultimo di essi a Kabul, precisamente il 6 marzo scorso, quando praticanti Hazara di religione sikh sono stati attaccati da un commando di 4 terroristi armati.

Da ricordare inoltre anche l'attentato dello scorso agosto a un matrimonio Hazara, sempre a Kabul, in cui sono morte ben 63 persone. Solo alcuni media locali provano a portare avanti la causa della minoranza hazara perseguitata, mentre le testate e le organizzazioni internazionali non se ne curano molto, così come del prosperare indisturbato di nuove cellule terroristiche lontane dal mondo occidentale.

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