Questo venerdì 28 ottobre Blasting News ha intervistato il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, a margine della presentazione del suo libro 'Rivoluzione Socialista' al Tempio di Adriano a Roma.

Presidente Rossi, come mai questo titolo per il suo libro?

"Penso che nella politica di oggi occorra avereun'identità culturale chiara e credo che ci debba richiamare al socialismo,criticando il capitalismo così com'è e criticando il mercato a cui non è giusto affidare tutti i problemi, ma che è giusto regolare per evitare distorsioni e diseguaglianze, disoccupazionee crisi ambientale. Negli ultimi decenni la sinistra ha disertato la critica al capitalismo e occorre rimetterla in campo per avere riferimenti sociali più chiari. La sinistra si deve rivolgere ai ceti deboli e a quel ceto medio che si è impoverito con la crisi, come anche alle partite IVA sfruttate e ai piccoli imprenditori strozzati dalla stretta creditizia. Dal 2008 abbiamo perso 3 milioni di posti di lavoro e il raddoppio della povertà: da questi dati occorre far discendere una proposta di Governo in grado di incidere. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di un partito e io mi candido alla segreteria del Pd, se diventerò segretario per 4 anni mi dedicherò in modo esclusivo, senza puntare a fare altro, alla costruzione di un partito che ha ancora un grande seguito."

Lei ha detto che voterà Sì al referendum, ma non crede che se tale ipotesi vincesse, si rafforzerebbe Renzi e quindi si indebolirebbe la sua candidatura?

"Sì ma ognuno ha le sue convinzioni. Questa Legislatura è iniziata con le larghe intese per fare una riforma costituzionale, poi con mille travagli qualcosa è stato fatto. Ci sono alcuni aspetti che non mi convincono, ma buttare tutto all'aria sarebbe anche peggio. Ovviamente non sono convinto di come il PD sta propagandando la cosa. Le critiche del No sono da accogliere, molti compagni voteranno in questo modo: credo che il segretario dovesse promuovere un incontro vero con queste persone per capire dove e come corregge. La riforma costituzionale è un quadro a cui seguiranno le leggi di applicazioni. Non mi convince una campagna tutta basata sui costi, perché lisciando il pelo a questi argomenti favoriamo anti-politica e anti-parlamentarismo. Se invece vediamo il Senato come il luogo in cui portare la voce dei territori allora la cosa cambia. La riforma del Titolo V è eccessivamente centralista, ma tanto le leggi poi dovranno passare dal Senato e correggeremo questo impianto: superare la frammentazione delle Regioni sarebbe importante. Renzi ha sbagliato a personalizzare e poi si è pentito. Ma alla natura delle persone non si comanda, né alla sua e né alla mia."

Quale campagna per il Sì avrebbe allora dovuto impostare Renzi e il PD?

"Avrebbe dovuto dire: "Questo è un lavoro che ho dovuto fare e l'ho fatto nel miglior modo possibile, ma ora faccio il mio mestiere di governare il Paese, sulla Costituzione di pronuncino i cittadini". Se l'avesse messa così avrebbe depotenziato del carico politico il dibattito e lo avrebbe reso più fluido e meno incrostato di come è oggi.

Anche perché i bisogni delle persone sono pure altri, non solo l'architettura delle Istituzioni: sono troppi mesi che siamo incentrati su questo. Ci sarebbe tanto da fare su economia e riassetto del territorio. Il mondo continua anche dopo il 5 dicembre."