Julian Assangenon è propriamente un uomo prudente nei giudizi. E, negli ultimi tempi, per salvare la sua attività anti-establishment, sta lanciandosi in un mix di verità e boutade, seguendo una delle tipiche strategie della persuasione mediatica già descritte da Noam Chomsky. Il suo "uovo fresco" di giornata è la raffica di dichiarazioni sullaClinton, stratega della guerra in Libia, perfino contro il parere diObama. A chiudere, la profezia sulla sconfitta diTrump, che ha contro i poteri forti, quindi rimarrà schiacciato dalla forza d'urto di questa miscela di poteri: militare, finanziario e mediatico.

In realtà,Assangerincorre in questo caso il politically correct, che proclama sconfittoTrumpper decreto divino, ma i fatti, sempre testardi, stanno raccontando un'altra storia. Vediamo l'altra faccia della luna.

Il Trump anti-oligarchie piace anche a sinistra e non è l'unica novità

Se un magazine online di sinistra-sinistra, "la voce indomita della sinistra americana dal 1993", comeCounterpunch fa un endorsementindiretto, in qualche modo, diTrump, bollando l'establishment oligarchico e antidemocratico di Washington, con i suoi pendant tra le forze armate, i giornaloni che contano e le tv di punta, vuol proprio dire che il vento sta cambiando in America.

E sta cambiando nella direzione di quel "populismo democratico", di cui scriveva, già decenni fa, un geniale autore come Christopher Lasch. Quando una causa, in funzione dello sgretolamento di un moloch che a quasi tutti, salvo chi mangia con esso, è inviso, diventa trasversale, il consenso elettorale si allarga inevitabilmente. Ciò spiega l'affanno dellaClintona raccattare il consenso reale dei suoi grandi elettori, che, prima di stare dalla parte di una perdente e per di più usurata da critiche provenienti da destra e da sinistra, ci pensano due volte a sussurrare il loroendorsementfinale, quello che conta, per intendersi.

E, più ci si avvicina al fatidico 8 novembre, più il lavoro ai fianchi ha modo di produrre il suo effetto disgregatore. Ilduro attaccodel New York Times ad Assange, reo, secondo il quotidiano liberal, di fare il gioco della Russia, non basta a sdoganare la voce di questo stratega dell'hackeraggio politico come il Verbo sull'esito delle elezioni USA.

Il Deep State ha abbandonato la Clinton?

Secondo i cervelloni della politica e della strategia mediatica USA, ilDeep Stateè uno "Stato nello Stato" in gradi di controllare le sorti di una nazione lasciando ai cittadini l'illusione di vivere ancora in un Paese democratico.

Chi sono i componenti delDeep State? Per chi conosce laP2, questo potrebbe essere il termine di paragone, oppure laTrilateral, ma ancora non ci siamo. IlDeep Stateè l'establishment anche familiare, come iClinton, alleato con tutti i pezzi del potere che conta e che, a sua volta, fa contare ancora di più questaDinastyanche su scala mondiale. IClintonsono, come iSimpson nell'horror più comico, il simbolo di questoDeep State. QuestoDeep Statesta mollando laClinton?

La pubblicazione di nuoviscottanti documentida parte di Wikileakspuò anche far pensare a una costante entrata a gamba tesa nell'arena delle elezioni politiche americane, ma non basta a spiegare lo scollamento tra l'establishment e il popolo dell'America profonda.

Alabama, Kentucky, Missouri, Oklahoma, Arkansas, Alabama, West Virginia, un gran bel bottino, di terra proletaria e che ha pagato la crisi e il "tradimento delle élites" (Christopher Lasch): la working class americana sta, in definitiva, conTrump. E con lui sta ritornando la rappresentanza delle classi che producono reddito, antagoniste rispetto alle classi parassitarie e improduttive di Washington e della finanza, che fatto cassa con la rapina sui derivati.

Ecco perchéilDeep Statesta presumibilmente abbandonando laClinton.

I perdenti portano "cattive notizie", si dice da quelle parti.

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