Il governo americano, in risposta alla presunta violazione di brevetti, software e tecnologia made in USA, pubblica un elenco di circa 1300 prodotti esportati dalla Cina sui quali potrebbe imporre tariffe per un valore di circa 50 miliardi di dollari. Si tratta di medicinali, chimica industriale, metalli, etc., una partita economica - come fosse un match di tennis - che ribatte con la reazione di Pechino.

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Imporre dazi su 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari: "Prepareremo misure per i prodotti americani sulla stessa scala" afferma il portavoce dell'agenzia Nuova Cina, sottintendendo un braccio di ferro e rappresaglie di varia portata che paiono essere solo all'inizio e le cui conseguenze non sono ancora neanche calcolabili.

Non solo guerra di dazi con l'est del mondo, Trump invia militari al confine con il Messico: niente muro niente Nafta

In questi giorni non è solo guerra con il mercato cinese.

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Gli USA affrontano un duro scontro con il vicino Messico [VIDEO], sui cui confini di frontiera Donald Trump vuole inviare le forze armate finchè non sarà costruito un muro da 18 miliardi di dollari (il preventivo richiesto al Congresso). Muovendosi sulle orme di Bush, che dal 2006 al 2008 schierò 6mila soldati della Guardia Nazionale, i militari inviati da Trump si presentano come un sostegno logistico alle guardie di frontiera e non provengono dagli eserciti addestrati per fare le guerre nel mondo.

E' logico chiedersi quali possano essere le cause effetto dello scacchiere politico. Dietro le quinte la Casa Bianca intreccia le sue mosse: muro e migranti in risposta all'attuale rinegoziazione della Nafta, che non è un prodotto petrolifero, bensì l'accordo nord americano per il mercato ed il libero scambio. L'economia tira e fa i suoi calcoli sulla causa umanitaria.

Il muro che piace tanto agli elettori di Trump è stato cavallo di battaglia nella scorsa campagna elettorale insieme all'abolizione di alcune iniziative umanitarie promosse da Barack Obama, come la Dacca per esempio, nata e attiva per provvedere all'inserimento e alla tutela dei migranti minorenni: "800mila dreamers" (sognatori) che ogni anno oltrepassano le frontiere per raggiungere i componenti della famiglia di origine precedentemente emigrati, per trovare lavoro, studiare.

Un corposo flusso migratorio che, dall'altra parte, il governo americano accusa di narcotraffico ed illegalità.

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