Israele contro l'Iran. Lunedì scorso, con una conferenza stampa dai toni molto teatrali, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha accusato il regime iraniano di avere “sfacciatamente mentito” circa le capacità nucleari dell'Iran.

Un colpo propagandistico

Netanyahu, in particolare, ha usato la conferenza stampa per mettere a segno un notevole colpo propagandistico, dato che ha basato le sue affermazioni su una mole impressionante di documenti.

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Documenti che, ha affermato, i suoi servizi segreti (il mossad) hanno sottratto da un deposito iraniano ai primi di gennaio. Si tratta di un colpo spionistico che, se genuino, sarebbe da ricordare tra i maggiori successi dell'intelligence di Tel Aviv, notoriamente una delle migliori del mondo.

Il “tesoro” recuperato a Teheran comprende circa 110mila documenti, video e fotografie. Secondo il primo ministro di Israele essi fornirebbero la prova che l'Iran ha mentito sulle sue reali intenzioni quanto alla costruzione di un arsenale nucleare e che avrebbe ingannato non solo le potenze coinvolte nell'accordo concluso nel 2015 con l'amministrazione Obama, ma anche l'Agenzia internazionale sull'energia atomica (AIEA).

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Secondo alcuni osservatori, la mossa di Netanyahu sarebbe intesa a spingere il presidente Trump a ritirare gli Stati Uniti da quell'accordo, andando quindi in direzione opposta rispetto a quanto suggerito da Emmanuel Macron e Theresa May.

Tutto in una notte

La scoperta di quell'immensa mole di documenti risalirebbe al febbraio 2016, ha detto un funzionario israeliano al New York Times. È da allora che l'edificio in cui erano contenuti sarebbe stato messo sotto sorveglianza.

Lo stesso funzionario ha poi aggiunto che gli agenti del Mossad si sono finalmente introdotti nello stabile una notte dello scorso gennaio e che, nella stessa notte, sarebbero riusciti a portare tutti i documenti in Israele. Va peraltro avvertito che, secondo Jeffrey Lewis, un esperto di cose nucleari al Middlebury Institute of International Sudies, “quanto ha detto (Netanyahu) era già noto alla IAEA (International Atomic Energy Agency)”.

'Un gioco infantile'

Il viceministro degli esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, che è stato tra i negoziatori dell'accordo del 2015, ha definito le dichiarazioni di Netanyahu “un gioco infantile e perfino ridicolo”. In una intervista telefonica alla tv di Stato, Araghchi ha sostenuto che la presentazione del primo ministro non sarebbe stata altro che “uno show preordinato inteso a influenzare la decisione di Trump, o forse addirittura un piano coordinato tra lui e Trump per distruggere il J.C.P.O.A (Joint Comprehensive Plan of Action: il nome ufficiale dell'accordo del 2015).

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