Si definisce l'anti-Salvini, promette un binomio accoglienza-integrazione che funzioni, scambia saluti e sorrisi prima della tavolata multietnica che ha avuto luogo ieri a Milano, nella stessa città di cui è sindaco: a lanciare la “sperimentazione” del tutto opposta a quella del Ministro Salvini è Giuseppe Sala, e lo fa dal parco Sempione dove si è tenuto un pranzo multietnico a cui hanno preso parte circa 10mila persone.

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Il sindaco del capoluogo lombardo ci tiene a parlare di soluzioni concrete, che rappresentino un'alternativa reale alla politica del neo Ministro, Matteo Salvini: migliorare la capacità di accoglienza e potenziare l'integrazione portando ad esempio la città di Milano, che conta un'alta percentuale di immigrati considerati una risorsa per le numerose imprese in cui sono impiegati e di conseguenza anche per lo stesso territorio.

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Non intende demonizzare il pensiero e le azioni del suo oppositore, ma passare dalle parole ai fatti, portando ad attuazione il modello milanese come capofila per abbreviare le tempistiche che definiscano la legittimità della presenza degli immigrati in Italia e avviando una riflessione sui lavori definiti socialmente utili nel paese. Il lavoro per integrare dunque e contro la sterile contrapposizione mediatica, formula anticipata tra i 1600 tavoli che ieri hanno creato un vero e proprio cordone di 2,7 chilometri di persone di circa 160 nazionalità differenti.

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Matteo Salvini

Durante il pranzo, definito antirazzista, Sala ha parlato di diversità come valore aggiunto, alla presenza di Cecilia Strada, figlia di Gino Strada fondatore di Emergency, dell'ex ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge, dello scrittore Roberto Saviano e di vari tra consiglieri e assessori comunali e regionali. La ricetta-Milano non ha paura dello straniero, non è priva di paure, tuttavia non le getta addosso agli altri bensì intende utilizzarle per un futuro da costruire insieme, basato su condizioni di lavoro retribuite.

Il sindaco ha poi posto l'accento sull'importanza di non trascurare il quadro internazionale, dall'America di Trump all'Ungheria, evidenziando la pericolosità delle cosiddette politiche dell'odio che portano a pesanti conseguenze sociali, una fra tutte il rischio anche solo per chi distribuisce volantini a favore dell'accoglienza, la punta di un iceberg del risultato di una ideologia a cui è necessario opporsi con idee e proposte e non con i soli No.

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