La notizia al momento non è confermata, si tratta infatti di una indiscrezione riportata dal quotidiano Il Giornale, ma se fosse vera rappresenterebbe un’altra mazzata contro la credibilità di Matteo Renzi e del governo da lui guidato tra il 2014 e il 2016. Secondo il giornale diretto da Alessandro Sallusti, la Corte dei Conti sospetterebbe che il contratto di leasing con il quale l’allora premier si assicurò la disponibilità di un enorme e multi accessoriato Airbus A-340, il cosiddetto Air Force Renzi, sia in realtà servito, grazie al prezzo maggiorato pagato dal governo italiano alla compagnia Etihad, a coprire un vero e proprio aiuto di Stato fornito alla agonizzante compagnia di bandiera Alitalia.

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Le rivelazioni de Il Giornale: Airbus pagato 168 milioni invece di 50

“L’Air Force Renzi un aiuto di Stato ad Alitalia, Corte dei Conti in picchiata sull’aereo in leasing”. È titolato così il pezzo pubblicato questa mattina da Il Giornale, a firma Chiara Giannini, in cui si sostiene la tesi che il prezzo maggiorato (168 milioni e 205lima euro, invece del “prezzo di mercato” di 50 milioni) avrebbe rappresentato una aiuto di Stato ‘mascherato’ a beneficio di Alitalia.

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A condurre l’indagine contabile sarebbe, appunto, la Corte dei Conti. Ma sul caso dall’Airbus A-340, che l’attuale governo M5S-Lega starebbe cercando di rifilare nuovamente agli arabi (al momento senza successo), il quotidiano berlusconiano svela che anche la magistratura ordinaria potrebbe aver aperto un fascicolo per scoprire i veri motivi dell’acquisto dell’Air Force Renzi.

I particolari della vicenda

La breve e sfortunata storia del cosiddetto Air Force Renzi comincia nel 2015, quando la presidenza del Consiglio a guida Matteo Renzi chiese un parere all’Aeronautica militare sulla fattibilità dell’acquisto in leasing dell’Airbus di proprietà di Etihad.

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Matteo Renzi

I militari del cielo, guidati allora dal generale Pasquale Preziosa (in seguito indagato e poi prosciolto per “accanimento nei confronti di un altro generale”), risposero picche, ma l’esecutivo decise ugualmente di procedere. L’enorme e costosissimo aereo venne fatto arrivare in Italia e verniciato con la scritta ‘Repubblica italiana’ ben prima della firma del contratto. Con l’arrivo del M5S a Palazzo Chigi, poi, il ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il vicepremier Luigi Di Maio avrebbero fatto “una vera e propria crociata” per ridare indietro l’ingombrante ‘uccellone’.

Ma, precisa Il Giornale, “la verità è che Etihad non ci pensa nemmeno a riprendersi un aereo che non serve più a niente” e avrebbe addirittura avviato un contenzioso con Alitalia, con il rischio, per la compagnia ma anche per lo Stato italiano, di dover pagare “penali altissime”.

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