Il titolo della proposta di legge depositata alla Camera dalla deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla è eloquente. “Disposizioni concernenti l'indicazione degli animali di affezione nelle certificazioni anagrafiche”, questo il disegno di legge incardinato in commissione giustizia di Montecitorio che in questi giorni lo esaminerà.

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Le mutate esigenze della famiglia e l’aumento della sensibilità dei cittadini nei confronti degli animali domestici, con dati significativi che fuoriescono dalle statistiche, sono alla base della proposta di legge della parlamentare che da sempre si spende per le questioni animaliste. Animali domestici nella famiglia anagrafica è in sintesi ciò che prevede la proposta e pertanto, le famiglie che detengono regolarmente un cane o un gatto potrebbero vederselo caricare nel proprio stato di famiglia per diventare anche anagraficamente, membro effettivo della famiglia.

Cani e gatti inseriti nello stato di famiglia, in commissione giustizia la proposta della Brambilla.
Cani e gatti inseriti nello stato di famiglia, in commissione giustizia la proposta della Brambilla.

Una famiglia su 3 ha uno o più animali domestici

In materia animali domestici vanno registrati i dati di alcune ricerche condotte da Eurispes, nel consueto rapporto annuale riferito a tutto il 2018. Oltre il 32% degli italiani vive con un animale di compagnia, cioè un cittadino ogni tre. Dal punto di vista affettivo, il proprio animale spesso è considerato già membro effettivo della famiglia, con oltre la metà di persone che ne hanno uno, che dichiarano di sacrificare gran parte del loro tempo libero alla cura di questi animali o che rinunciano a viaggi o altri svaghi personali per non lasciare incustodito il proprio cane o gatto.

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Secondo la relazione che accompagna la proposta, alla luce di questi numeri, la normativa italiana è in sensibile ritardo per quanto riguarda norme e leggi che diano importanza all’animale di compagnia. Spesso il vuoto normativo è colmato da sentenze e pronunce di tribunali e giudici ed il caso di una lavoratrice che ha ottenuto dal suo datore di lavoro (lavoratrice single in servizio presso l’Università La Sapienza), il permesso retribuito per le assenze dovute alla cura del suo cane alle prese con la riabilitazione da un intervento chirurgico ne è un esempio lampante e richiamato proprio dalla relazione sul DDL.

Cosa prevede la proposta

La proposta mira a colmare il vuoto legislativo che permette alle famiglie di vedersi riconosciuto quale membro effettivo della famiglia il proprio animale solo facendo ricorso ai tribunali. Nel dettaglio il DDL propone di poter inserire nel proprio nucleo familiare e quindi nel proprio stato di famiglia del comune dove si risiede, l’animale di compagnia purché detenuti secondo le attuali norme e quindi iscritti nell’anagrafe territoriale degli animali di affezione.

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Inoltre, si chiede che l’Istat preveda censimenti annuali sul numero delle famiglie che hanno animali domestici al loro interno. Il tutto come dicevamo, per fare in modo che finalmente anche il proprio cane o gatto venga trattato alla stregua di un qualsiasi altro membro della famiglia anagrafica iscritta al Comune.

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