Lunedì prossimo ci sarà il primo appuntamento parlamentare per il governo Conte-bis, definito anche giallo-rosso per la "strana alleanza" tra Pd e M5S. Il premier infatti si presenterà alla Camera per il voto di fiducia. Il giorno successivo, martedì, stessa operazione al Senato, dove i numeri sarebbero ben più ristretti rispetto a quelli di Montecitorio.

Ricordiamo, infatti, che dovranno essere i due rami del Parlamento a sancire o meno la fiducia al neonato esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Si tratta di due Camere diverse per conformazione, perché i rispettivi parlamentari, onorevoli (alla Camera dei Deputati) e senatori, vengono eletti in maniera difforme. Ciò comporta numeri differenti di dotazione organica dei vari partiti politici.

Proprio le distinte composizioni dei gruppi parlamentari tra Camera e Senato potrebbe rappresentare un ostacolo al voto di fiducia dell'esecutivo. Infatti, se a Montecitorio i numeri della maggioranza formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali sono piuttosto ampi, non si può dire la stessa cosa di Palazzo Madama.

I numeri di Palazzo Madama

Chi ha apprezzato poco la nascita di questo governo o non l'ha gradita affatto, spera che l'esecutivo cada al più presto. La mancata fiducia di uno dei due rami del Parlamento potrebbe essere una soluzione. Il terreno minato - a causa della tanto contestata legge elettorale - è come sempre il Senato, dove i numeri della maggioranza sono alquanto risicati.

Dunque potrebbe essere questa la speranza per chi è contro il governo giallorosso, anche se sembra destinata a restare tale.

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Politica M5S

In effetti, come riporta un articolo di approfondimento del quotidiano Il Corriere della Sera, in Senato la situazione non sembra così al limite come in molti pensano.

Prima di tutto occorre ricordare che ci sono alcuni esponenti dei partiti di maggioranza che hanno già anticipato di non avere alcuna intenzione di votare la fiducia al Conte-bis. Tra questi vi è il senatore pentastellato Gianluigi Paragone.

Al contempo, ci sono anche dei parlamentari che, avendo ottenuto un seggio per la prima volta, a malincuore e difficilmente provocherebbero la caduta di un governo, correndo il rischio di perdere quelle che ormai in molti definiscono "poltrone".

La storia parlamentare italiana, però, ci insegna anche di numerose vicende legate ai cosiddetti "franchi tiratori" e volta bandiera dell'ultimo minuto, ma questi erano altri tempi.

Ad ogni modo, al di là di imprevisti dell'ultima ora, sembra che i numeri al Senato possano mettere al riparo PD e M5S da brutte sorprese.

Il governo Conte-bis per strappare la fiducia al Senato deve raggiungere 161 voti favorevoli, giacché è questa la soglia per ottenere la maggioranza assoluta. Al momento può contare certamente su 166 consensi che, però, potrebbero ulteriormente crescere.

In proiezione la maggioranza potrebbe arrivare a 181 voti favorevoli

Considerando solo i tre partiti di maggioranza, i voti sono 166, ovvero 106 del M5S, 50 del Partito Democratico, 7 del Gruppo Misto e 3 delle Autonomie.

A questi si potrebbero aggiungere i 3 senatori del Sudtiroler volkspartei, in particolar modo dopo la mossa del neo ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, di non intaccare (come sembrava in un primo momento) la legge sulla semplificazione degli appalti emanata dalla Provincia di Bolzano. All'opposto, invece, è stata impugnata una legge del Friuli Venezia Giulia per presunte discriminazioni in materia migratoria, con fondi che secondo Boccia la Regione avrebbe spostato dall'accoglienza al rimpatrio dei migranti.

Dunque l'esecutivo ha di fatto aperto anche al gruppo Svp che in Senato conta tre parlamentari, e così si andrebbe a quota 169.

Il dem Matteo Richetti ha già annunciato di essere in una fase di riflessione che potrebbe portarlo, anche nelle vesti di dissidente del PD, a dare la fiducia ma non costante, perché potrebbe votare di volta in volta a seconda dei provvedimenti adottati dal governo. Stesso discorso per Paola Nugnes - una delle scontente del M5S - la quale ha affermato che vorrebbe dare una "fiducia condizionata" alla maggioranza.

I senatori eletti all'estero si sono sempre dimostrati favorevoli al precedente governo, e pertanto è ipotizzabile che possano rimanere sulla stessa linea anche per il Conte-bis. L'unico rischio che potrebbe comportare un cambio di rotta sarebbe legato al tanto discusso taglio dei parlamentari di matrice grillina (ma c'è ancora da capire quale sarà la posizione del PD) che potrebbe comportare una riduzione di deputati e senatori eletti all'estero. Ad ogni modo, il Corriere della Sera ritiene che alla fine il Maie dovrebbe comunque concedere la fiducia.

Si arriverebbe così a 173 voti che potrebbero a loro volta diventare 175 grazie a due altri ex grillini indecisi, ovvero Gregorio De Falco e Saverio De Bonis.

Infine ci sono i sei senatori a vita: Mario Monti, Liliana Segre, Giorgio Napolitano, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano. Come da tradizione, costoro non anticipano nulla sulle loro intenzioni di voto. Infatti ascolteranno attentamente le dichiarazioni di Conte in Aula e se - come sembra - dovesse emergere una riapertura verso l'Europa e la tutela dei valori costituzionali, allora potrebbero dare il loro consenso, anche se non è facile che ciò accada per tutti e sei.

Alla fine dei conti, quindi, a fronte di una maggioranza assoluta di 161 senatori, l'alleanza M5S-PD potrebbe arrivare fino ad un massimo di 181 voti a favore, un numero che metterebbe l'esecutivo al riparo da eventuali "imboscate politiche" o sorprese poco gradite.

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