Era semi deserta l'Aula di Montecitorio nella quale è iniziata la discussione sull'ultimo passaggio del disegno di legge della riforma costituzionale, cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle, che prevede il taglio dei parlamentari: da 915 a 600 (verrebbero tagliati 115 senatori e 230 deputati). Eppure all'atto di inizio della discussione erano presenti circa 30 parlamentari, di cui solo sedici si sono proposti per parlare e, dopo tre ore di seduta, il dibattito è giunto al capolinea. Martedì 8 ottobre riprenderà l'esame con le successive votazioni del testo.

L'approvazione della legge

Insieme al Movimento Cinque Stelle dovrebbero votare a favore il Partito Democratico, Liberi e Uguali di Pietro Grasso e il neo partito di Matteo Renzi, Italia Viva, partiti all'inizio si sono fortemente opposti al disegno di legge, ma che successivamente hanno dovuto accettarlo per poter dare il via all'attuale esecutivo. Dovrebbero votare a favore anche i rappresentanti del centrodestra unito, con i leghisti che non hanno fatto richiesta di parola nella seduta di oggi e che all'avvio dei lavori non erano presenti.

Non mancano tuttavia delle perplessità, come quelle espresse dall'ex sottosegretario del Movimento Cinque Stelle, Gianluca Vacca, che ciononostante ha dichiarato di votare a favore del disegno di legge. In un lunghissimo post su Facebook, Vacca spiega che "Si tratta di una riforma molto delicata e non può essere liquidata con un semplice 'tagliamo le poltrone'. Se ne è parlato tanto in questi mesi, ma non sono stati affrontati i nodi più importanti".

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Le conseguenze

In termini di rappresentanza la riduzione del numero dei parlamentari da 900 a 600 farebbe dell'Italia il Paese, fra quelli appartenenti all'Unione Europea, con il Parlamento più piccolo in rapporto alla popolazione. Da un'altra prospettiva, l'approvazione della riforma costituzionale permetterà un risparmio di circa 78 milioni di euro. Ovviamente tali cambiamenti non si verificherebbero immediatamente, in quanto potrebbero trascorrere alcuni anni o comunque bisognerebbe attendere le prossime elezioni politiche, fermo restando che la riforma non debba essere soggetta a un eventuale referendum che potrebbe avere come esito una sua bocciatura.

Infatti l'articolo 138 della Costituzione prevede che una legge di riforma costituzionale possa essere sottoposta a referendum se nella seconda votazione è stata votata solamente dalla maggioranza assoluta di una delle Camere e non dai due terzi. Il Senato ha approvato la riforma costituzionale a maggioranza assoluta durante la seduta dello scorso 11 luglio, quando il Movimento Cinque Stelle era ancora al Governo con la Lega e Partito democratico e Leu avevano votato contro perché all'opposizione.

Brescia: 'Atto per dare dignità alla politica"

Il presidente relatore della Commissione Affari Costituzionali della Camera Giuseppe Brescia esprime grande soddisfazione: "La riduzione del numero dei parlamentari rimane un atto esemplare per dare dignità alla politica". "Un autoriforma coerente", prosegue il relatore pentastellato, "con i sacrifici che troppo spesso sono stati richiesti se non imposti agli italiani".

Insomma compattezza e serietà sono le qualità che, a giudizio di Brescia, concorrono a definire l'unicità di questo momento storico.

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