Nino Di Matteo e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la trasmissione domenicale di Massimo Giletti "Non è l'Arena" si sono resi protagonisti di una discussione telefonica dai toni piuttosto vivaci. Il fulcro della questione era incentrato sulla mancata nomina di Di Matteo a capo del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) nonostante il Guardasigilli gli avesse proposto di diventarne dirigente nel luglio 2018.

La vicenda all'epoca dei fatti è caduta nel più assoluto silenzio, ma le polemiche sul Dap si sono recentemente riaccese a causa delle rivolte nelle carceri, della scarcerazione dei boss e dell'emergenza coronavirus.

Il ministro Bonafede, a seguito della rilevanza che l'argomento ha avuto nel corso della giornata, ha precisato e ribadito la propria posizione con un post su Facebook, respingendo di fatto le accuse del magistrato siciliano.

L'accusa di Nino Di Matteo

Prima le dimissioni di Francesco Basentini a causa delle scarcerazioni verificatesi nel primo periodo della diffusione del coronavirus per evitare il contagio nei penitenziari, poi la nomina di Dino Petralia, procuratore generale di Reggio Calabria, hanno fatto emergere una questione che sino ad oggi era rimasta all'oscuro dell'opinione pubblica.

Nello specifico, a "Non è l'Arena", Di Matteo ha accusato pubblicamente Alfonso Bonafede di avergli proposto, durante il governo con la Lega, la nomina di capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria o di direttore degli Affari penali.

L'ex pm - dopo 48 ore di riflessione - si era detto disposto ad accettare l'incarico, ma a quel punto Bonafede aveva fatto marcia indietro, comunicandogli che nel frattempo era stato scelto Francesco Basentini. Rimasta vacante la poltrona di direttore degli Affari penali, Di Matteo aveva deciso di rifiutarla.

La posizione di Bonafede e il post su Facebook

La risposta del Guardasigilli non ha tardato ad arrivare e si è basata su una ricostruzione opposta a quella di Di Matteo. Nello specifico, il dialogo tra le due parti si era dipanato sin dall'inizio fra le due alternative, quella di capo del Dap e di direttore degli Affari penali.

In quella circostanza, lo stesso Bonafede avrebbe suggerito all'ex pm antimafia di Palermo di intraprendere la seconda strada e occupare la carica che un tempo era stata di Giovanni Falcone.

Nel post su Facebook, Bonafede ha definito assurda e infamante l'accusa mossagli da Nino Di Matteo, spiegando che se si fosse lasciato davvero condizionare dalle esternazioni di alcuni esponenti della criminalità organizzata non gli avrebbe proposto una posizione di rilievo. Anzi, proprio questo era un chiaro segnale di voler contrastare la malavita. Il grillino ha ricordato anche il suo operato volto palesemente alla lotta alla mafia, menzionando ad esempio l'introduzione della legge "Spazzacorrotti".

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Meloni e Salvini chiedono le dimissioni di Bonafede

Lo scontro Di Matteo-Bonafede è diventato argomento strettamente politico. Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) e Matteo Salvini hanno invocato le dimissioni del Guardasigilli, mentre Forza Italia ha chiesto che il ministro riferisca in Parlamento. Anche il Partito Democratico ha seguito le orme di Berlusconi, sottolineando che nella lotta contro la mafia non ci possono essere dubbi né confusione. L'ex Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha difeso l'alleato di governo, definendo "gravi" le ipotetiche ed eventuali dimissioni di un ministro per i sospetti di un magistrato.

Un'aria diversa si respira a Italia Viva, dove Matteo Renzi ha chiesto la massima chiarezza per una questione che rischia di generare il più grande scandalo della storia giudiziaria italiana.

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