Giorgia Meloni, intervenuta a L'aria che tira su La 7, ha avuto modo di esporre il proprio punto di vista a pochi giorni dalle elezioni regionali. Il 26 gennaio, infatti, si vota in Calabria ed Emilia-Romagna. Un voto che, soprattutto, nella regione più a nord rischia di avere conseguenze politiche. Secondo la leader di Fratelli d'Italia, infatti, un'eventuale affermazione del centrodestra dovrebbe rappresentare per il Presidente della Repubblica l'input per sciogliere le camere e porre fine al governo presieduto da Giuseppe Conte.

Un punto di vista espresso con tanto di indicazioni relative ai testi che conterrebbero le regole che dovrebbero portare il capo dello Stato a intervenire.

Giorgia Meloni cita Costantino Mortati

Nel corso della sua partecipazione a L'aria che tira, Giorgia Meloni ha inviato alla consultazione di un testo per approfondire lo scenario che prospetta.

Il riferimento va ad un libro utilizzato nelle università italiane: "Istituzioni di Diritto Pubblico" di Costantino Mortati. Al suo interno ci sarebbe una norma che diventerebbe attuale.

"L'Istituto dello scioglimento anticipato delle Camere - ha detto la numero uno di Fratelli d'Italia - è esattamente lo strumento del quale il Presidente della Repubblica dispone quando dovesse ravvisare un'eccessiva distanza tra quello che accade nel Palazzo ed il sentimento del popolo".

Emilia-Romagna paradigmatica secondo la Meloni

Ciò che potrebbe fare saltare il banco secondo Giorgia Meloni sarebbe il voto in una delle due regioni.

"La Calabria è un territorio - ha detto - con una normale politica dell'alternanza, l'Emilia-Romagna nessuno prendeva neanche lontanamente in considerazione l'ipotesi di un centrodestra competitivo". Continua la Meloni: "Se anche i cittadini di quella che è la cassaforte della sinistra d'Italia - ha incalzato - dicono che la vogliono mandare a casa, come altro devono dire gli italiani che questo governo non lo vogliono?".

Presupposti che la porteranno a rivolgere un appello eventuale a Mattarella: "Io gli chiederò di sciogliere le Camere se dovesse vincere il centrodestra a norma di Costituzione”. Rispetto, invece, alla possibilità che ciò non avvenga manifesta un punto di vista chiaro: “Non ho la pretesa di insegnargli il lavoro, ma non condividere una scelta diversa. Ognuno fa quello che ritiene di fare".

C'è, però chi gli fa notare come l'Italia non sia una repubblica presidenziale, ma che molto di ciò che dice dovrebbe passare dal Parlamento. "Il Presidente della Repubblica - ha evidenziato Giorgia Meloni - non è un banale notaio che deve certificare se esiste o non esiste una maggioranza in Parlamento".

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