In questi giorni di emergenza sanitaria sui media si parla molto spesso di MES. Per affrontare la delicata e complessa questione abbiamo interpellato il senatore Carlo Martelli (ex M5S), attualmente nel Gruppo Misto, che ci ha fornito una descrizione di cosa sia e di come funzioni il cosiddetto fondo Salva-Stati, ma soprattutto qual è la logica che lo sottende.

MES: la riforma del Fondo Salva-Stati

Ci spiega cos’è e cosa implica la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding da parte dell’Italia?

Prima di parlare della proposta di modifica del MES (meccanismo europeo di stabilità o ESM: european stability mechanism) occorre spendere due parole su che cosa sia il testo già approvato da tutti.

Il MES è legge dal 2012 (legge 116/2012) ed è un trattato stipulato da 19 nazioni che risponde alla necessità per gli Stati membri della zona euro di istituire un meccanismo permanente di stabilità. Il meccanismo europeo di stabilità assume, nell'immaginario collettivo, il compito precedentemente svolto dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e dal meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (EFSM), cioè di fornire, laddove necessario, l'assistenza finanziaria agli Stati membri della zona euro. Nelle premesse del testo, viene invece scritto: “Il rigoroso rispetto del quadro giuridico dell’Unione europea, del quadro integrato di sorveglianza fiscale e macroeconomica, con particolare riguardo al patto di stabilità e crescita, del quadro per gli squilibri macroeconomici e delle regole di governance economica dell’Unione europea, dovrebbe costituire la prima linea di difesa alle crisi di fiducia che possano compromettere la stabilità della zona euro” (questa è la versione del testo riformato di recente, ma nella sostanza aderisce al testo iniziale).

Questo è quanto contenuto nel testo del trattato e chiarisce che il compito primario è salvaguardare la stabilità dell'eurozona, non assistere gli stati in difficoltà. Significa che l'eventuale difficoltà di uno stato può essere ignorata se comunque l'eurozona non sia in grado di assorbire il problema. Detto questo, concentriamoci sulla seconda questione, cioè l'assistenza finanziaria agli stati; la prima domanda che sorge spontanea è: “perché introdurre un ente centralizzato che possa prestare soldi a degli stati?

Normalmente gli stati cui servono fondi si rivolgono ai mercati emettendo titoli di debito, titoli che, in taluni casi, sono riacquistati sul mercato secondario dalle rispettive banche centrali. In questa procedura di riacquisto va sottolineato che non si sono ancora evidenziati problemi di generazione di inflazione (a causa del corrispondente incremento della massa monetaria) non ostante la grande massa di denaro creato dalle banche centrali.

Il secondo metodo di finanziamento degli stati è la richiesta di assistenza al FMI (fondo monetario internazionale). Questo avviene tipicamente o quando gli stati non sono più in grado di ripagare il debito emesso, o anche gli interessi maturati (e questo è un caso di oggettiva necessità) o quando i mercati pretendono interessi insostenibili per acquistare i titoli di debito. Questo secondo caso è veramente perverso per più di un motivo: primo perché gli stati sono in balia degli investitori privati, secondo perché la solidità di uno stato o la sua solvibilità non necessariamente corrispondono alla percezione che di questo hanno i mercati o gli analisti finanziari che li guidano. Infine, il FMI da prestiti condizionati, cioè non si accontenta che uno stato prenda l'impegno di restituire i fondi, ma impone delle riforme economiche al fine (detto da loro) di rimuovere le cause che hanno portato quella nazione ad essere nelle condizioni di chiedere l'assistenza del fondo medesimo.

Alla luce di ciò, il meccanismo MES risulterebbe superfluo, in realtà lo scopo è quello di gestire all'interno della UE le crisi “di debito” e quindi ritagliare le condizionalità legate all'erogazione di fondi sulla base delle richieste dei prestatori che, lo ricordo, sono 19 (mentre nel FMI ci sono 189 membri, seppure non tutti con lo stesso potere di voto), fermo restando che lo stato che richiede assistenza sarà invitato a chiedere l'intervento anche del FMI. L'unica situazione nella quale abbiamo visto in azione non proprio il MES, ma il suo antenato (EFSM), è stato durante la crisi del debito greco (così è stata chiamata). L'appartenenza alla UE e all'eurozona ha impedito alla Grecia di riaggiustare un cambio evidentemente per lei insostenibile o alla sua banca centrale di intervenire sul mercato secondario per calmierare i tassi e la volontà Politica ha impedito che anche la BCE lo facesse, per cui EFSM è stata l'unica soluzione.

Accanto ad esso si sono presentati il FMI (perché le nazioni europee non avevano intenzione di metterci troppo denaro) e, come terzo convenuto, la BCE. In cambio di un prestito, che serviva per rimborsare altri prestiti, i tre compari hanno imposto licenziamenti, riduzioni di stipendi, riduzione delle pensioni, tagli alla sanità e al settore pubblico, privatizzazioni. Queste sono state le condizioni. Nel caso del MES Il trattato recita: “Considerate le forti interrelazioni all'interno della zona euro, gravi minacce alla stabilità finanziaria degli Stati membri la cui moneta è l'euro possono mettere a rischio la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso. Il MES può pertanto fornire un sostegno alla stabilità sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri”; questa è una delle tante parti del trattato che NON sono state oggetto di proposte di modifica (la cd “riforma del MES”) per cui, come sottolineo sempre, il pericolo non viene dalla riforma del MES, viene dal MES.

Altro punto dolente già presente nel testo iniziale sono le “clausole di azione collettiva (CACs) a maggioranza semplice”, la cui implementazione, secondo il memorandum, dovrà avvenire entro il 2022. Esse consentono a una maggioranza qualificata di investitori in obbligazioni di modificare i termini di pagamento di un titolo, in maniera giuridicamente vincolante per tutti i detentori del titolo stesso, in modo da facilitare una ristrutturazione ordinata del debito. Nella versione iniziale del MES questo andava fatto per ogni singola emissione, nella versione rivista tutte le emissioni vengono trattate in un'unica deliberazione. Dunque si va verso una più facile ristrutturazione dei debiti sovrani (che sono un bagno di sangue assoluto).

Da qua si capisce perché la Germania insiste sul fatto che le banche italiane siano costrette a diminuire la quantità di debito pubblico italiano che detengono; esse potrebbero essere una minoranza blocco in grado di opporsi al bagno di sangue dei risparmiatori che seguirebbe a una ristrutturazione imposta dall'esterno del nostro debito pubblico.

I contenuti della dichiarazione di intenti firmata dall'Italia

Quali sono i contenuti firmati da questa legislatura (sotto il governo gialloverde) e che rappresenta l'assenso preliminare alla firma del trattato MES riformato?

  • –il riferimento al FRU (fondo di risoluzione unico delle crisi bancarie, cioè lo strumento per “salvare le banche”) che userà i soldi del MES;
  • –il ruolo paritetico di MES (che è un ente giuridico vero e proprio) e commissione europea nella gestione delle crisi. Qua va ricordato che la commissione europea è l'organismo esecutivo e legislativo della UE, cioè l'istituzione più potente e non è elettiva, così come ovviamente non lo è il consiglio direttivo del MES
  • –(molto pericoloso) la valutazione preventiva (da parte di BCE, MES, commissione europea ed eventualmente FMI) della sostenibilità del debito sovrano e della capacità di rimborso del prestito. Quindi il testo aggiornato contiene una doppia condizionalità. Una preventiva, che prevede la firma di un memorandum di impegni prodromico alla concessione del prestito e una seconda firma al memorandum di impegni connessi alla concessione del prestito (come quello della crisi greca, con le varie revisioni in corso d'opera);
  • –il monitoraggio ogni sei mesi del rispetto degli impegni presi; nel caso ciò non stia avvenendo, la linea di credito viene sospesa. Questo significa che il creditore tiene sotto ricatto continuo il debitore;
  • –la concessione dello status di creditori privilegiati a MES e CRU (comitato unico di risoluzione, l'organo che utilizza i fondi MES per le crisi bancarie), vale a dire che saranno i primi creditori a essere rimborsati”.

Nel 1992 Giuliano Amato mise mano ai conti correnti degli italiani (disamina del dl numero 333 dell'11 luglio 1992, convertito nella legge 8 agosto 1992, numero 359).

Che rischi corrono l’Italia e gli italiani a causa del MES?

“Il ricorso al MES impone il rispetto di condizioni preventive e condizioni in corso d'opera e queste condizioni vengono stabilite di volta in volta con la singola nazione richiedente assistenza. Significa che non conosciamo prima le cose che ci verrebbero chieste nel caso richiedessimo il prestito; è come se una banca facesse credito alle persone senza rendere note le clausole di concessione del prestito. E' vero che nessuno sarebbe costretto a rivolgersi a quella banca, così come nessuno è costretto, teoricamente, al MES, ma nella pratica non è difficile che nasca un clima di sfiducia verso un singolo stato che, di fatto, lo spinga nel mattatoio del MES.

L'abbiamo già visto con la crisi sullo “spread” nel 2018: senza nessun fondamentale economico che giustificasse il fatto, i mercati hanno iniziato a dismettere i titoli di stato italiani spingendo in alto i tassi di interesse. Immaginiamo la situazione che si creerebbe se le maggiori istituzioni europee iniziassero a dire cose tipo “sarebbe opportuno che l'Italia chiedesse l'assistenza del MES”.

In che modo si dovrà restituire il debito e a quali interessi?

“Termini e tassi non sono preventivamente noti, entrambe le cose sono oggetto di negoziazione volta per volta. Però il fatto che si debba sottoscrivere una doppia lista di impegni il cui rispetto viene controllato semestralmente, può richiedere di volta in volta nuovi impegni.

Va da sé che se le condizioni economiche (e connesse entrate tributarie) dovessero essere al di sotto delle soglie previste e inficiare quindi la capacità di rimborso, ci verrebbe richiesto di incrementare le entrate anche tramite provvedimenti una tantum, come il prelievo forzoso sui conti correnti o un'addizionale straordinaria sugli immobili. Del resto i soldi si vanno a prendere dove ci sono e gli italiani hanno un ingente risparmio privato.

Perché è così urgente e prioritario in questo momento così delicato?

In un momento delicato e di difficoltà gli avvoltoi si materializzano sempre. E' prioritario, in momenti come questo, stare alla larga da prestiti capestro le cui conseguenze possono essere molto superiori ai presunti benefici che darebbero.

Quello che temo è che i nostri governanti possano farsi convincere a chiedere assistenza al MES dato che ci sta venendo presentata come una via facile e semplice per chiudere il problema finanziario. In un'intervista del presidente del consiglio alla TV tedesca, l'intervistatore parla del caso della Grecia come un bell'esempio dove il prestito ha funzionato bene e la Grecia sia uscita bene dal percorso di restituzione e il presidente Conte non ha affatto chiuso all'uso del MES. Bisogna ammettere che, dal punto di vista del prestatore, il MES è un ottimo strumento.

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