In Regno Unito, la Crown Prosecution Service sta collaborando con le autorità di polizia per valutare possibili collegamenti tra Epstein e figure politiche di alto profilo, tra cui Peter Mandelson e l’ex principe Andrew. L’indagine, ancora in corso, è seguita con attenzione dai media e dagli osservatori internazionali.

Negli Stati Uniti, a Austin, Texas, un’installazione artistica chiamata “Jeffrey Epstein Walk of Shame” ha attirato l’attenzione dei cittadini e dei turisti. L’opera, che espone nomi collegati ai file tramite QR code, ha suscitato dibattito sulla trasparenza e sulla pubblica esposizione dei documenti legati a persone potenti.

Sul fronte legale, la Bank of America ha accettato di versare 72,5 milioni di dollari per risolvere una causa civile promossa da donne che l’accusavano di aver facilitato finanziariamente le attività legate a Epstein. L’accordo, pur senza ammissione di responsabilità penale, segna un passo importante per le vittime che cercano giustizia.

Anche in Italia, associazioni anti-violenza hanno chiesto l’apertura di indagini approfondite sui possibili legami italiani emersi dai file, mentre attivisti del settore della moda, tra cui Sara Ziff della Model Alliance, hanno sollecitato verifiche sul ruolo delle agenzie nel facilitare abusi.

Critiche per omissione

Nonostante la pubblicazione di oltre 3 milioni di pagine di documenti, il Dipartimento di Giustizia statunitense è stato criticato per presunte omissioni e censure.

Gruppi per i diritti delle vittime chiedono la completa divulgazione dei file, incluse le deposizioni e le prove raccolte dall’FBI, sottolineando l’importanza di garantire la trasparenza totale.

Gli Epstein files rappresentano quindi un caso complesso, che unisce politica, giustizia e società civile, continuando a sollevare interrogativi su responsabilità, impatti sociali e il ruolo dei poteri forti. Con ogni nuova rivelazione, il dibattito globale si intensifica, ricordando quanto sia cruciale l’accesso alla verità e il sostegno alle vittime di abusi.