Dalla Città del Vaticano, il 30 agosto 2026, monsignor Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ha presentato ai media vaticani un dettagliato bilancio della sua recente missione diplomatica a Mosca. Al centro delle sue dichiarazioni vi è la ferma e costante volontà della Santa Sede di preservare e rafforzare il dialogo con la Russia, un approccio ritenuto essenziale, specialmente nel complesso contesto della guerra in Ucraina. Gallagher ha sottolineato come gli incontri avuti nella capitale russa con i rappresentanti di diverse missioni diplomatiche siano stati cruciali per consolidare ulteriormente questa iniziativa.

Ha ribadito con forza la convinzione che «isolare le persone e i Paesi, francamente, non aiuta a risolvere efficacemente le crisi internazionali».

Il capo della diplomazia vaticana ha evidenziato che la sua visita a Mosca era anche finalizzata a una profonda riflessione sull'efficacia delle strategie finora messe in campo dalla comunità internazionale per porre fine al conflitto. Pur riconoscendo il diritto sovrano e inalienabile di ogni Stato di definire autonomamente la propria linea politica, la presenza della Santa Sede a Mosca intende stimolare una verifica attenta sull'utilità e sui risultati concreti delle azioni intraprese. In sintesi, Gallagher ha dichiarato: «Invitiamo a riflettere attentamente se le strategie attuate finora stiano portando dei risultati tangibili e duraturi».

La missione diplomatica a Mosca

La missione si è conclusa con il rientro a Roma dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher, dopo un viaggio impegnativo e simbolico nella capitale russa. Il 28 agosto, nel pomeriggio, Gallagher ha intrapreso il volo di ritorno da Mosca, con uno scalo obbligato a Istanbul, giungendo in Vaticano a tarda notte. Il tragitto è stato significativamente influenzato dalla sospensione dei collegamenti aerei diretti tra la Russia e i Paesi dell'Unione Europea. Questa situazione ha comportato una drastica riduzione delle opzioni di viaggio, obbligando a itinerari più lunghi che attraversano Istanbul, i Balcani, le zone di confine ucraine e lo spazio aereo bielorusso.

La trasferta ha richiesto un tempo considerevole, stimato in almeno 12 ore tra voli e scali, un netto contrasto con le circa quattro ore necessarie prima del 2022.

Gallagher ha interpretato questa stessa difficoltà logistica come un simbolo eloquente della determinazione della Santa Sede a mantenere vivo un dialogo pluriennale, nonostante le complessità. Questo impegno si manifesta anche attraverso l'attività costante dell'ambasciata della Federazione Russa presso la Santa Sede e l'operato diligente del nunzio apostolico Giovanni d’Aniello a Mosca. L'intera missione è stata esplicitamente presentata come intrapresa a nome della Santa Sede e con la benedizione del Santo Padre.