L’Associazione Luca Coscioni ha sollecitato la Regione Molise a procedere con celerità nell’esame della proposta di legge regionale sul fine vita, un testo già depositato e in attesa di discussione. La richiesta, proveniente da Campobasso l’8 settembre 2026, segue l’approvazione in Veneto di una legge regionale di iniziativa popolare denominata “Liberi Subito”. Il fulcro della questione è l’avanzamento del percorso legislativo molisano, già avviato in Consiglio regionale, che l’associazione auspica giunga a una decisione nel merito.
Marco Cappato ha collegato questa istanza al risultato ottenuto in Veneto, definendolo il “quarto in Italia” in termini di legislazione sul fine vita, e ha richiamato l’attenzione sulle crescenti richieste provenienti da diverse aree del Paese.
Per il Molise, l’obiettivo primario è la rapida prosecuzione dell’iter della proposta già presentata. Cappato ha enfatizzato l’urgenza, dichiarando: “Chiediamo che l'esame proceda rapidamente”.
La proposta legislativa in Molise
La proposta di legge regionale in questione è stata depositata nell’aprile 2026, frutto del lavoro congiunto di dieci consiglieri regionali. Tra i firmatari figurano esponenti sia della minoranza sia della maggioranza di centrodestra, a testimonianza di un interesse trasversale sul tema. L’obiettivo principale del testo è disciplinare il quadro operativo regionale relativo al fine vita, stabilendo ruoli, tempistiche e procedure che siano in linea con le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale.
Il documento, richiamato dall’Associazione Coscioni, mira a definire e strutturare gli aspetti procedurali delineati dalla Corte costituzionale attraverso una sentenza immediatamente esecutiva. La proposta molisana, pur affrontando gli aspetti regionali, ribadisce la necessità di una legge nazionale, considerata lo strumento indispensabile per superare le attuali disparità tra i malati presenti sul territorio italiano.
Il contesto regionale e nazionale del fine vita
Il dibattito sul fine vita si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato dall’assenza di una disciplina organica, a seguito dell’intervento della Corte costituzionale nel 2019. In questa situazione di vuoto legislativo a livello centrale, diverse Regioni hanno intrapreso percorsi autonomi per affrontare il tema del suicidio medicalmente assistito.
Alcune di queste hanno già approvato leggi specifiche, mentre altre hanno testi in fase di discussione o di elaborazione.
Tra le Regioni che hanno già legiferato in materia si annoverano la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna. Il confronto a livello regionale si concentra su aspetti operativi cruciali, come il ruolo delle Aziende Sanitarie Locali (Asl), i tempi di risposta alle richieste dei pazienti, le modalità di acquisto dei farmaci necessari e il coinvolgimento del personale sanitario pubblico. Questi elementi rappresentano punti chiave nella definizione di un quadro normativo che garantisca l’effettiva applicazione delle direttive sul fine vita.