AVS Valle d’Aosta è intervenuta con fermezza ad Aosta, il 29 settembre 2026, in merito alla polemica scaturita dalla pubblicazione di un’immagine grafica che accostava quattro bandiere del Pride alla forma di una svastica. Il movimento ha aperto la propria nota con la dichiarazione inequivocabile: “Una svastica non è una prospettiva”, sottolineando come tale simbolo sia intrinsecamente legato a una storia di persecuzione e morte.

La posizione di AVS Valle d’Aosta sulla svastica e il Pride

Nella sua presa di posizione, AVS Valle d’Aosta ha ribadito che la svastica rappresenta uno dei regimi più efferati della storia, responsabile di indicibili atrocità, tra cui la persecuzione, la deportazione e l’uccisione di milioni di persone.

Il movimento ha voluto richiamare l'attenzione in particolare sulla persecuzione delle persone omosessuali da parte del regime nazista, che le ha internate nei campi di concentramento. Per AVS, assistere alla creazione di una svastica utilizzando le bandiere del Pride, proprio nel giorno dell’Aosta Pride, è un episodio che non può lasciare indifferenti e richiede una chiara condanna.

AVS ha inoltre precisato di non voler strumentalizzare la vicenda per alimentare una contrapposizione ideologica tra credenti e non credenti, tra Chiesa e laicità, o tra conservatori e progressisti. Il movimento si è definito una comunità plurale, composta da individui con diverse sensibilità religiose ed etiche: cattolici, persone provenienti da altri percorsi spirituali, agnostici e atei.

Questa diversità, ha spiegato AVS, porta a interrogarsi e a discutere su molteplici questioni, comprese quelle di natura etica, con un approccio inclusivo e dialogante.

La genesi della polemica ad Aosta

La polemica ha avuto origine dalla diffusione di un’immagine che mostrava la bandiera arcobaleno del Pride riassemblata per formare una svastica, accompagnata dalla didascalia “Questioni di prospettiva...”. Questa immagine è stata pubblicata nello stato WhatsApp di Gilbert Turcotti, segretario personale del vescovo Franco Lovignana. L'episodio è emerso all'indomani dell'Aosta Pride, tenutosi sabato 26 settembre 2026, un evento che ha visto la partecipazione di oltre tremila persone.

Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride, ha espresso una ferma critica nei confronti dell'immagine, definendola profondamente offensiva.

La Sartore ha evidenziato come l'accostamento della bandiera del Pride al simbolo nazista sia un grave affronto alla memoria delle persone omosessuali e transessuali che furono perseguitate, deportate e brutalmente uccise dal nazismo. La Diocesi di Aosta, dal canto suo, ha rilasciato una precisazione, affermando che le proprie posizioni ufficiali vengono comunicate esclusivamente attraverso i canali istituzionali e che qualsiasi altra dichiarazione o presa di posizione deve essere considerata di carattere strettamente personale. Tuttavia, gli organizzatori dell'Aosta Pride hanno giudicato tale precisazione insufficiente, ritenendo che non rappresentasse la netta presa di distanza che la gravità dell'episodio avrebbe richiesto.