Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, leader del partito Potere ebraico, ha presentato il 3 settembre 2026 a Tel Aviv un piano per l’“incoraggiamento dell’emigrazione” dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. Il progetto, denominato Disimpegno 710, è stato inserito nel suo programma elettorale in vista delle elezioni legislative del 27 ottobre e mira a essere attuato nella prossima legislatura.

Ben Gvir ha descritto il piano come un percorso di uscita volontaria da Gaza, affermando che “ci sono Paesi disposti ad accogliere e moltissime persone che vogliono trasferirsi”.

Ha specificato che “non ci sarà uscita senza un Paese di destinazione e ogni famiglia rimarrà unita”, chiarendo: “Non si tratta di espulsione forzata, ma della possibilità di uscita volontaria”.

Dettagli del Piano e Obiettivi

La proposta prevede che Israele finanzi il progetto, offrendo un pacchetto iniziale di accoglienza biennale che include alloggio, istruzione e lavoro. Sono previsti pagamenti ai Paesi ospitanti. Il pacchetto di assistenza copre viaggio, sistemazione iniziale, formazione professionale, occupazione e sostegno fino a 24 mesi.

L’obiettivo dichiarato è far lasciare Gaza a 1,8 milioni di persone entro sette anni. La scansione temporale prevede 250.000 persone nel primo anno, 1,11 milioni entro tre anni e 1,86 milioni entro sette anni.

La proposta include l'istituzione di un ministero dedicato alla gestione del programma di emigrazione.

Costi e Contesto Storico

L'investimento iniziale israeliano è stimato in 10 miliardi di shekel (circa tre miliardi di dollari), con fondi aggiuntivi fino a 50 miliardi di shekel (circa 15,2 miliardi di dollari) legati alla partecipazione internazionale. Le destinazioni considerate includono Turchia, Etiopia, Congo e Paesi arabi non specificati.

Il nome Disimpegno 710 richiama il ritiro israeliano da Gaza del 2005 e l'attacco di Hamas7, suggerendo un legame con eventi storici significativi per la regione.