In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, Luis Durnwalder interviene con decisione nel dibattito sull’autonomia altoatesina e sulle posizioni espresse da Alternative für Deutschland (AfD). L’ex presidente della Provincia di Bolzano, figura storica che ha guidato l’ente per ben 25 anni, respinge categoricamente i suggerimenti del partito tedesco. Il suo intervento si focalizza sulla solidità degli accordi sottoscritti tra Alto Adige, Roma e Vienna, ribadendo la loro importanza. Questa presa di posizione giunge in un momento particolarmente significativo, a seguito delle dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale aveva attribuito all’AfD un presunto sostegno a frange secessioniste sudtirolesi.
Durnwalder connette in modo inequivocabile il futuro dell’autonomia alla sua permanenza e sviluppo all’interno dello Stato italiano. Il fulcro del suo ragionamento risiede nel valore intrinseco e vincolante delle intese già firmate e accettate da tutte le parti. L’ex presidente sottolinea come il principio di autodeterminazione, pur restando un diritto teorico, debba essere distinto dal consolidato quadro istituzionale che è stato costruito e rafforzato in Alto Adige. La sua posizione è cristallina e si condensa in un messaggio diretto ad AfD: “noi non abbiamo bisogno dei suggerimenti di quel partito”.
Il richiamo agli accordi con Roma e Vienna
Approfondendo il tema dei rapporti istituzionali, Durnwalder ribadisce con forza l’importanza degli accordi tra Alto Adige, Roma e Vienna.
Egli identifica l’autonomia non come un punto di arrivo, ma come uno spazio politico dinamico da continuare a sviluppare e rafforzare, sempre e comunque, all’interno dello Stato. Questo richiamo include l’esigenza del rispetto reciproco dei patti, sia da parte dell’Italia sia della componente altoatesina. L’ex presidente lega indissolubilmente questo quadro a due obiettivi primari ed esplicitamente dichiarati: il mantenimento della pace e la promozione del benessere, escludendo categoricamente qualsiasi ipotesi di spostamento dei confini. La sua formula è perentoria e non lascia spazio a interpretazioni: “l'autonomia si deve sviluppare all'interno dello Stato, non fuori”.
La riflessione di Durnwalder include anche un excursus sul suo percorso politico personale.
L’ex presidente si erge a testimone privilegiato di momenti cruciali per l’Alto Adige, rievocando in particolare il suo iniziale dissenso verso il cosiddetto Pacchetto dell’autonomia. Tale voto contrario gli fu aspramente rimproverato da Silvius Magnago. Tuttavia, Durnwalder rammenta un successivo e significativo cambiamento reciproco: egli stesso modificò la propria posizione sul Pacchetto, e, di conseguenza, Magnago revisionò il suo giudizio nei confronti di Durnwalder.
Riferimenti politici e il contesto altoatesino
Nel ripercorrere gli anni delle complesse trattative istituzionali, Durnwalder menziona anche importanti interlocutori italiani. Tra questi, spiccano i nomi di Giulio Andreotti e Romano Prodi.
Andreotti viene ricordato come una figura politica di grande acume, capace di cogliere e comprendere a fondo le delicate questioni altoatesine. La menzione di Prodi, sebbene breve, si inserisce in questo contesto di relazioni significative che hanno plasmato il percorso autonomistico.