Il raduno della Lega a Pontida, in provincia di Bergamo, il 20 settembre 2026, ha evidenziato una netta divisione interna, manifestatasi apertamente tra i partecipanti. Già prima dell’inizio ufficiale, il “pratone” simbolo del movimento mostrava due anime contrapposte riguardo alla leadership di Matteo Salvini. Da un lato, i sostenitori del segretario indossavano e acquistavano magliette blu con la scritta bianca «Io sto con Matteo», esprimendo un chiaro appoggio. Dall’altro, un gruppo di militanti critici sfoggiava magliette bianche con la scritta verde «Lega Nord fino alla morte», chiedendo esplicitamente le dimissioni del leader.
Questo confronto visivo si è svolto tra i gazebo allestiti, dove era presente anche un punto per la raccolta fondi in sostegno di Mario Roggero.
Il fronte pro-Salvini e le voci critiche
La mattinata ha visto un’intensa attività al gazebo dedicato alla vendita delle magliette a sostegno di Salvini, con 300 pezzi già prenotati e altrettanti pronti per la distribuzione. Cristina di Limbiate, tra i sostenitori, ha sottolineato come la scelta di indossare la maglietta blu rappresenti una dichiarazione di fiducia incondizionata nel segretario. «Per noi la Lega è Matteo», ha affermato, sintetizzando la posizione di chi vede nel leader l’unica guida possibile. La maglietta blu è diventata così il segno distintivo di un’area che intende supportare Salvini «sempre e fino in fondo», in chiara contrapposizione a chi ne contesta la direzione.
Sul fronte opposto, Livio Ghidelli, un militante di lungo corso, ha incarnato la voce della critica, indossando la maglietta «Lega Nord fino alla morte». Ghidelli ha chiesto apertamente le dimissioni del segretario, motivando la sua posizione con la percezione di una trasformazione del partito che ne avrebbe snaturato l’identità originaria. Nel suo intervento, ha dichiarato senza mezzi termini che «Salvini se ne deve andare», inserendo la discussione in un più ampio contesto politico che ha richiamato figure come Vannacci, Meloni e Zaia. La polarizzazione del dibattito è rimasta focalizzata sul ruolo del segretario e sull’identità profonda del movimento.
Slogan, simboli e messaggi dal palco
Il palco di Pontida ha fatto da sfondo a messaggi chiave, tra cui lo slogan «Non passa lo straniero», riaffermando posizioni identitarie.
L’omaggio alla storia del movimento è stato evidente con manifesti dedicati a Umberto Bossi, accompagnati dal richiamo «Grazie Umberto». Non sono mancati, inoltre, slogan espliciti contro le politiche europee e il Green Deal, come «Più motori meno Green Deal», affiancati da un cartonato raffigurante la Von der Leyen. L’area del raduno era disseminata anche di numerosi cartelli che esprimevano un inequivocabile sostegno a Salvini, ribadendo il legame tra il leader e il luogo simbolo del raduno.