La Regione Sardegna ha annunciato l'intenzione di impugnare, davanti al Tar e in via incidentale alla Corte Costituzionale, tutti gli atti relativi al trasferimento di detenuti sottoposti al regime del 41 bis sull'isola. L'annuncio è stato dato dalla presidente Alessandra Todde a Cagliari, il 7 settembre 2026, a margine di una conferenza stampa.

Al centro della contestazione vi sono le modalità con cui tali trasferimenti sono stati gestiti e, in particolare, il mancato riscontro a una richiesta di accesso agli atti presentata dalla Regione il 4 agosto 2026.

La presidente Todde ha evidenziato come siano trascorsi oltre trenta giorni dalla richiesta senza alcuna risposta, motivando così la decisione di ricorrere alle vie legali.

La governatrice ha espresso forte disappunto per l'assenza di un coinvolgimento formale dell'amministrazione regionale. Non vi sarebbe stata, a suo dire, alcuna informazione preventiva, né partecipazione a tavoli di discussione, né comunicazioni scritte o anche solo una telefonata di cortesia. La Regione ha sottolineato di non voler essere trattata come un "cittadino di serie B" o come la "Cayenna d’Italia", ma di pretendere un trattamento paritario rispetto alle altre regioni italiane.

Le ragioni del ricorso e l'impatto sull'isola

La presidente Todde ha richiamato il tema dell'insularità e il percorso avviato per garantire un contesto di non discriminazione per la Sardegna. Ha chiarito che la Regione non contesta la presenza in sé di detenuti al 41 bis, poiché l'isola ha già in passato ospitato persone sottoposte a tale regime. La questione cruciale, invece, riguarda la quantità dei trasferimenti e la loro concentrazione, definita dalla presidente come una "grande maggioranza", con significative ricadute su settori chiave come la sanità e l'economia locali.

In particolare, per quanto concerne l'aspetto sanitario, la presidente Todde ha stimato un impatto economico di circa 15 milioni di euro, specificamente per i detenuti trasferiti presso la struttura di Uta.

Questo dato, ha ribadito, è direttamente collegato alla scelta di procedere con i trasferimenti senza una preventiva e adeguata condivisione con l'amministrazione regionale. Gli atti di trasferimento saranno dunque oggetto del ricorso davanti al giudice amministrativo e, in via incidentale, alla Corte Costituzionale.

Il confronto con il Ministero della Giustizia

Nel contesto del rapporto con il Ministero della Giustizia, la presidente Todde ha menzionato il ministro Carlo Nordio, ricordando un incontro avvenuto circa un anno prima. In quell'occasione, secondo la governatrice, era stata promessa una piena condivisione delle scelte con la Regione. Tuttavia, Todde ha amaramente constatato che il ministro Nordio non avrebbe mai risposto alle sollecitazioni, esprimendo la sua frustrazione con la frase: "non voglio essere presa per i fondelli". Questa mancanza di dialogo e di rispetto degli impegni presi ha ulteriormente esacerbato la posizione della Regione, spingendola all'azione legale per tutelare le proprie prerogative.