La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è intervenuta il 5 settembre 2026 a margine dell’evento “L’altra Cernobbio”, iniziativa promossa dalla sinistra. Rispondendo a Mario Monti sulle preoccupazioni per il programma di Futuro Nazionale, Schlein ha rivolto il suo commento a Roberto Vannacci, richiamando Dongo come luogo simbolico della fine del fascismo.
"Visto che Vannacci è da queste parti, gli suggerirei di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici", ha dichiarato Schlein. Ha collegato il riferimento storico alle responsabilità del regime fascista – dittatura, deportazioni, leggi razziali e collaborazione con Hitler – concludendo: "Alla fine è stata una fuga da vigliacchi, nascosti, dopo aver devastato e macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler.
Basta conoscerla la storia".
Le precisazioni di Vannacci e gli accertamenti della Procura Militare
Il commento di Schlein si inserisce nel dibattito politico su Futuro Nazionale e le posizioni di Roberto Vannacci. In merito, Vannacci aveva chiarito sui social media la situazione relativa alla Procura Militare di Roma.
Il leader di Futuro Nazionale ha affermato che non è stata avviata alcuna indagine nei suoi confronti per la presunta ricostituzione del partito fascista né risulta disposta alcuna formale iscrizione nel registro delle notizie di reato (articolo 335 c.p.p.). Ha precisato che la Procura ha disposto solo accertamenti preliminari per chiarire il contesto dei fatti e verificare eventuali fattispecie di interesse, in particolare riguardo alla "posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale".
La Procura ha motivato la decisione: "la genericità di quanto evidenziato non consente – allo stato – di procedere a formali iscrizioni nel registro".
Vannacci ha criticato i titoli giornalistici che riportano l'avvio di un'indagine per "ricostituzione del partito fascista", sottolineando che tale ipotesi non è contenuta nell'esposto e che nessuna iscrizione nel registro è stata effettuata. "La distinzione non è formale, ma sostanziale", ha affermato, evidenziando come la gravità dell'accusa non possa essere ignorata o travisata da una rappresentazione che non trova riscontro negli atti ufficiali.
In un altro post social, il generale ha elencato diversi appellativi a lui attribuiti, tra cui "xenofobo, omofobo, fascista, razzista" e "cavallo di Troia di Mosca", concludendo: "Bene, vuol dire che siamo sulla giusta strada. Ci vediamo all'alba". Ha inoltre accompagnato un video con le note dell’aria "Nessun dorma", aggiungendo "Me ne frego".