Le Regioni Umbria, Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana hanno duramente contestato la loro esclusione da un fondo nazionale di 19 milioni di euro, destinato a coprire le supplenze temporanee del personale ATA per l'anno scolastico 2026-2027. La denuncia è stata formalizzata a Perugia il 17 settembre 2026, evidenziando una profonda spaccatura tra gli enti locali e il Governo riguardo alla gestione delle risorse scolastiche.

La controversia si concentra specificamente sulle risorse previste per gli incarichi temporanei aggiuntivi di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) all'interno delle scuole.

La decisione di escludere le quattro Regioni è stata esplicitamente collegata al processo di dimensionamento scolastico, un tema che da tempo genera tensioni tra le amministrazioni regionali e l'esecutivo centrale.

La nota congiunta, firmata dagli assessori regionali Fabio Barcaioli per l'Umbria, Alessandra Nardini per la Toscana, Ilaria Portas per la Sardegna e Isabella Conti per l'Emilia-Romagna, sottolinea come l'esclusione sia motivata dal fatto che queste Regioni non avrebbero proceduto autonomamente alla riorganizzazione della rete scolastica. Tuttavia, gli stessi assessori ribattono con forza che il dimensionamento scolastico è stato comunque attuato nei loro territori, sebbene attraverso il meccanismo del commissariamento imposto dal Governo, rendendo la motivazione dell'esclusione contraddittoria e ingiusta.

La contestazione delle Regioni e il "paradosso evidente"

Gli amministratori regionali non hanno esitato a definire l'esclusione una vera e propria scelta punitiva da parte del Governo Meloni, che a loro avviso colpirebbe direttamente la scuola pubblica. La questione centrale, come evidenziato nel documento, risiede nello stretto legame tra la riorganizzazione della rete scolastica e la disponibilità di personale ATA essenziale per il buon funzionamento degli istituti.

La nota congiunta impiega l'espressione "Il paradosso è evidente" per rimarcare l'assurdità della situazione: scuole che hanno già subito il processo di dimensionamento, e che quindi necessiterebbero di supporto per gestire le conseguenze della riorganizzazione, si vedono ora private delle risorse fondamentali.

Questo, secondo le Regioni, compromette la capacità degli istituti di garantire servizi scolastici adeguati e di qualità.

Dettagli sullo stanziamento e le implicazioni

Lo stanziamento complessivo di 19 milioni di euro è specificamente destinato a finanziare incarichi temporanei aggiuntivi di personale ATA nelle scuole per l'anno accademico 2026-2027. La normativa che regola l'accesso a questi fondi prevede che solo le Regioni che hanno autonomamente completato il dimensionamento della rete scolastica possano beneficiarne. La relazione tecnica allegata alla misura stima che questi fondi potrebbero permettere l'attivazione di circa 630 incarichi, con contratti validi da settembre 2026 fino al 30 giugno 2027.

Per le quattro Regioni firmatarie, una supplenza ATA serve a garantire i servizi scolastici essenziali e non può in alcun modo essere trasformata in uno strumento per colpire un'amministrazione regionale non allineata. La nota, infatti, sottolinea come la priorità debba rimanere la funzionalità delle scuole e il benessere di studenti e personale, al di là delle dinamiche politiche.