Il Giappone sta seriamente considerando l'introduzione di sottomarini a propulsione nucleare per le sue Forze di autodifesa. Questa prospettiva, emersa a Tokyo il 15 ottobre 2026 alle 03:40, è stata esplicitata dalla premier Sanae Takaichi in Parlamento. La decisione di valutare seriamente tale opzione è strettamente legata all'intensificazione delle attività militari nelle nazioni confinanti e alla percepita urgenza di potenziare le capacità difensive del Paese.
La premier Takaichi ha sottolineato con forza la natura urgente del rafforzamento del dispositivo di difesa nazionale.
Ha inoltre evidenziato le attuali limitazioni delle Forze di autodifesa, in particolare per quanto concerne la raccolta di informazioni e le operazioni di sorveglianza nell'area del Pacifico. Questa recente dichiarazione rappresenta un'evoluzione significativa rispetto alle posizioni espresse dalla stessa premier all'inizio del mese, quando aveva affermato che nessuna decisione definitiva era stata ancora presa in merito.
I vincoli interni e il dibattito sul nucleare
La questione dell'adozione di sottomarini a propulsione nucleare è particolarmente delicata e dibattuta all'interno del Paese del Sol Levante. La legislazione giapponese, infatti, impone severe restrizioni, limitando l'utilizzo dell'energia nucleare esclusivamente a scopi pacifici.
Storicamente, i governi che si sono succeduti hanno sempre escluso l'impiego della propulsione nucleare per i sottomarini destinati alle Forze di autodifesa. A ciò si aggiunge l'adesione del Giappone ai tre princìpi non nucleari, un caposaldo della politica di difesa che proibisce categoricamente il possesso, la produzione e l'introduzione di armi atomiche sul territorio nazionale.
Attualmente, il dossier in esame prevede la potenziale inclusione dei sommergibili a propulsione nucleare come una valida opzione di deterrenza. Questa menzione potrebbe figurare nei prossimi aggiornamenti dei documenti strategici riguardanti la difesa e la sicurezza nazionale, la cui pubblicazione è prevista entro la fine dell'anno.
Il governo giapponese, nel prendere questa decisione, sta attentamente monitorando e considerando gli sviluppi e le scelte operate da Paesi partner chiave. Tra questi, spiccano l'Australia, che ha già intrapreso la strada dell'acquisizione di tali unità navali, e la Corea del Sud, anch'essa attiva nel dibattito su questa tecnologia.
Aumento della spesa militare e dinamiche regionali
Fin dal suo insediamento, avvenuto nell'ottobre del 2025, la premier Takaichi ha impresso un'accelerazione significativa alla spesa militare del Giappone. L'obiettivo ambizioso di raggiungere il 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), inizialmente fissato per l'anno fiscale 2027, è stato conseguito con ben due anni di anticipo.
Questo traguardo è stato reso possibile grazie all'approvazione parlamentare di uno stanziamento aggiuntivo. Tale soglia rappresenta una chiara rottura con il precedente tetto informale dell'1% del PIL, che era rimasto in vigore fino al 2022, segnando una nuova era nella politica di difesa giapponese.
Questa decisione strategica si colloca anche nel contesto delle pressioni internazionali, in particolare quelle provenienti da Washington. L'amministrazione Trump, infatti, avrebbe esercitato sollecitazioni affinché Tokyo aumentasse ulteriormente la propria spesa militare, spingendola fino al 3,5% del PIL. La premier Takaichi, pur riconoscendo il dialogo, ha tuttavia precisato che non vi sono stati scambi con numeri definiti.
Il governo giapponese, dal canto suo, giustifica il proprio programma di riarmo collegandolo direttamente all'escalation delle tensioni regionali, evidenziando la necessità di una maggiore capacità di deterrenza e difesa in un contesto geopolitico sempre più complesso.