Il rientro in Italia delle cinque attiviste italiane, fermate dall’esercito israeliano in Cisgiordania, è previsto per la mattina successiva. La notizia è stata comunicata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani da Istanbul, il 23 ottobre 2026, alle 20:30. Le cinque cittadine italiane, fermate il giorno precedente, hanno ricevuto in serata una visita consolare all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, prima del rimpatrio. Il loro rientro è frutto di intensa attività diplomatica e supporto consolare.
Il fermo in Cisgiordania e il rimpatrio
Le attiviste si trovavano nell’area di al-Bweib, a sud di Hebron, partecipando al supporto della raccolta delle olive con altri volontari.
Dopo il fermo, sono state condotte alla stazione di polizia di Kiryat Arba e poi trasferite a Lod per comparire davanti a un giudice. Il rimpatrio è stato reso possibile grazie a un’intesa tra la Farnesina e le autorità israeliane.
Le cinque donne, la cui identità non è stata divulgata, hanno un’età tra i venti e i sessanta anni e provengono da diverse città. Nel gruppo erano presenti anche sei cittadini (Irlanda, Regno Unito, Ungheria, Austria, Germania, Stati Uniti). Le autorità israeliane avevano avviato una procedura di espulsione, ma la partenza effettiva non era stata confermata prima della comunicazione serale sul rientro.
Assistenza legale e contestazioni
Le attiviste hanno ricevuto assistenza legale dalla fondazione israeliana Human Rights Defenders Fund.
Le contestazioni formulate dalle autorità israeliane includono il sospetto ingresso in una zona militare chiusa e l’ostacolo all’attività di un soldato. È stato menzionato anche un presunto sostegno a un’organizzazione terroristica, riferito ad alcuni attivisti presenti. I legali hanno dichiarato che nessuna delle donne ha rilasciato