Tendopoli in Via Cupa e Via Tiburtina: sono circa 200 i migranti che non hanno trovato posto nell'ex-centro di accoglienza Baobab, che fino a pochi mesi fa riusciva a svolgere un importante ruolo di tampone con la prima assistenza dei sopravvissuti agli sbarchi. Al momento sono a lavoro i volontari e le persone del posto, che cercano di sopperire alla chiusura del Baobab. Avvisi di sgombero per occupazione di suolo pubblico e poca tolleranza da parte degli abitanti del posto costituiscono alcune delle minacce maggiori alla sospirata integrazione nella Roma Capitolina. A sei mesi dalla chiusura del centro Baobab, può davvero restar tutto nelle mani dei volontari? Al nuovo sindaco di Roma si chiederà anche di rispondere senza esitazione all'emergenza creatasi poco fa, che ha visto la necessaria organizzazione di circa 15 tende nella strada adiacente il centro di accoglienza Baobab.

Una tendopoli prima 'accettata', ma con la sola condizione che restasse stabile nelle unità ospitate. Inutile dire che successivamente in Via Cupa sono arrivati circa duecento migranti eritrei tra la notte del 30 e 31 maggio, che sono stati collocati al di fuori del centro, non avendo nessun altro posto per accoglierli.

'Prima le baracche dei rom ora i migranti, e noi romani?'

È naturale che all'interno della struttura sarebbe stato molto più semplice gestire la situazione di emergenza e avere tutto sotto controllo, in considerazione del fatto che i migranti dormono tutti insieme e che molti di loro sono affetti dalla scabbia. Il problema maggiore in Via Cupa è essenzialmente igienico. Non ci sono servizi e chi ha la scabbia ha la necessità di lavarsi prima di applicare i medicinali.

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Al momento sono stati installati dei bagni chimici ma la situazione non appare idillica: 'La gente ha paura a passare in quella zona; sono tante le persone nelle tende, sono donne, bambini e uomini che dormono ammassati; se hanno la scabbia non vogliamo ammalarci anche noi', ci ha riferito un pendolare del posto raggiunto telefonicamente. E aggiunge: 'Prima le baracche dei rom ora i migranti, e noi romani? Via da casa nostra?'. Già l'anno scorso il centro di accoglienza Baobab era al tracollo con 600 migranti collocati in baracche con scarsi servizi igienici e con la possibilità di offrire solo due pasti, colazione e cena. Una soluzione temporanea, aveva dichiarato il Comune, che poi ha portato alla chiusura definitiva del centro. Peccato che i migranti, invece, continuino ad essere dirottati verso queste zone di Roma: 194 posti letti per un numero di 600/700 persone ospitate.

La chiusura del Baobab

 

'Il Baobab è ricordato perché nel 2014 fu diffusa una foto di Salvatore Buzzi, principale indagato di Mafia Capitale, con l'ex sindaco di Roma Alemanno e l’ex presidente di Legacoop, oggi ministro Welfare, Poletti.

Una eccellente struttura, all'avanguardia potremo dire, e con molti confort, se possiamo anche ricordare che c'è un ristorante di cucina africana', spiega un abitante del posto, e aggiunge: 'La chiusura del Baobab è comprensibile da una parte ma dall'altra no: la prima è che il centro con meno di 200 posti non poteva continuare a ospitare il triplo, e in che modo poi? Molti degli uomini stavano comunque fuori dalla struttura e dormivano nell'ingresso per la mancanza di spazio; la seconda è che anche se poco meno di 200 letti, anche quelli sono essenziali per la prima accoglienza. Non ci sono altri centri e Roma è al collasso. E non solo per il numero dei migranti non più sostenibile per Roma, ma perché la zona non è accessibile. Ci passa chi ci deve 'passare per forza'. Il degrado è 'immaginabile e inimmaginabile'. Non so quale fosse esattamente la soluzione ricercata da Tronca, l'unica cosa certa è che non era quella giusta'. Via Cupa è infatti una posizione strategica per raggiungere la stazione Tiburtina e Termini e che al momento è nell'idea dei volontari risistemare. Ancora tutto nelle mani dei volontari? Se desiderate continuare a seguirci, cliccate su 'Segui' in alto a sinistra.