Cosi come era stato annunciato il Governo italiano alla fine ha deciso di ricorrere all’Ue per decidere le sorti della legge 40 in merito alla fecondazione assistita. E’ stato depositato, infatti, il ricorso contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, lo scorso fine agosto, aveva bocciato il divieto del nostro governo alle diagnosi preimpianto sugli embrioni - come stabilito appunto dalla l. 40/2004.
Tale legge, regola le procedure di procreazione assistita e secondo l’UE viola i parametri della Convenzione Europea sui Diritti Umani.
A stabilirlo è stata una sentenza della Corte di Strasburgo, che ha dato ragione a una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica: la Corte ha bocciato l'impossibilità per la coppia di eseguire la diagnosi preimpianto degli embrioni, condannando l’Italia ritenendola incoerente dal punto di vista legislativo. Attualmente infatti la nostra legislazione consente alle coppie portatrici di malattie genetiche di effettuare l’aborto (cosiddetto aborto terapeutico) ma paradossalmente vieta la diagnosi preimpianto.
Il Governo italiano però non ci sta e infatti ha deciso di depositare presso la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la domanda per ottenere il riesame della sentenza 28 agosto 2012 con cui era stato accolto, in relazione all’articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, il ricorso della coppia portatrice di fibrosi cistica.
Il motivo di tale ricorso è quello di salvaguardare l’integrità e la validità del nostro sistema giudiziario.
Aspettiamo pertanto gli sviluppi relativi a questo caso ma una cosa è certa: la legge 40 così formulata di sicuro dovrà subire modifiche: sono numerosissime le voci che parlano addirittura di incostituzionalità della legge.