Gli attacchi di panico, insieme alle crisi di ansia ed alla depressione, rappresentano le sindromi psichiche più diffuse in tutto il globo, ma nei paesi cosiddetti industrialmente avanzati, tra i quali la nostra Italia, queste patologie stanno assumendo una frequenza nelle manifestazioni davvero preoccupante, sicuramente anche a causa delle intense  e spesso mal sopportate giornate stressanti di lavoro alle quali il ritmo della società industriale ci obbliga.

Attacchi di panico e ansia, secondo i rapporti dell'organizzazione mondiale della sanità si manifestano almeno una volta nella vita del 33% della popolazione mondiale; dunque almeno una persona su tre ne soffrirebbe oppure ne avrebbe sofferto almeno una volta durante la propria esistenza e, secondo la stessa associazione autorevole, gli attacchi di panico sarebbero generati anche e sopratutto da cause fisiologiche ed ereditarie, oltre che da traumi o situazioni difficili affettivamente vissuti durante la propria esistenza.

I rimedi più frequenti contro i famigerati attacchi di panico, che hanno come sintomi una paura molto forte provata dalla persona, associata a ipersudorazione, aritmia cardiaca accentuata e pressione molto bassa, sono da ricondursi ad una appropriata terapia psicologica di tipo cognitivo - comportamentale, diversa da quella analitica di stampo freudiano, e a particolari terapie farmacologiche a base di benzodeazepine, che sono poi  conosciute sotto il nome generico di calmanti, come il tavor o le gocce di enne, e di farmaci antidepressivi e neurolettici, a cui è affidato il compito dai medici, solo nei casi più gravi e dopo un attenta diagnosi, di sostenere l'umore del paziente, che in genere, nei soggetti che soffrono di attacchi di panico, e molto basso.

Le terapie psicologiche nei pazienti che soffrono di attacchi di panico mirano a ricostituire o almeno a rafforzare l'autostima del soggetto, che spesso è stata minata da situazioni di lutto non elaborate durante la propria esistenza, quali perdite di parenti, separazioni coniugali, dipendenze da droga alcool o gioco d'azzardo e situazioni difficili da gestire in generale, ingigantite poi da quella predisposizione genetica alla malattia, che ormai sembra essere accettata da tutti i medici come componente essenziale della patologia, la cui diffusione andrebbe limitata anche con un'opera di prevenzione su soggetti predisposti, che è purtroppo attualmente una pratica ancora non molto usasa dai terapeuti.