Altanta - Usa - 21 agosto 2014 È stato dimesso oggi dall''Emory University Hospital di Atlanta il medico missionario Kent Brantley e l'infermiera Nancy Writebol. Il dottor Brantley è stato il primo a ricevere come cura il siero ZMapp (casa produttrice la Mapp Biopharmaceutical Inc). Si tratta di un farmaco prodotto nelle piante di tabacco modificate geneticamente, costituito da una catena di proteine (tre anticorpi monoclonali) capaci di legarsi alle cellule infette al fine di impedirne la propagazione del virus e dare la possibilità al sistema immunitario di reagire.

La sperimentazione effettuata sui topi aveva dato risultati positivi e quella sulle scimmie che se il siero viene somministrato entro 48 ore dal contagio, si ha una guarigione dell'82%.Ma come è noto la sperimentazione sugli animali non è una garanzia assoluta: ci vogliono gli uomini per testare farmaci per gli uomini. La situazione disperata dei due operatori sanitari ha fatto sì che, con il loro consenso, si potesse sperimentare. Le condizioni in cui versava Brantley erano talmente gravi da indurlo ad accettare un trattamento probabilmente offerto dal provvedimento della Food and drug Administration, detto "atto di compassione" che consente in casi eccezionali la somministrazione di farmaci sperimentali a pazienti con pochesperanze.

Stesso discorso per l'infermiera. Da quel momento hanno iniziato a migliorare, fino alla completa guarigione. "Oggi è un giorno miracoloso, sono felice di essere vivo e voglio ringraziare tutti coloro i quali hanno pregato per me mentre ero malato in Liberia e i medici che si sono occupati di me qui all'ospedale Emory di Atlanta". Ha dichiarato Kent Brantley, appena dimesso. "Sono qui perché ho pregato un Dio che risponde alle preghiere", ha aggiunto il medico commosso alla conferenza stampa che si è tenuta Emory University Hospital. E forse ha proprio ragione in quanto lo stesso siero non ha funzionato per il missionario spagnolo di 75 anni, Miguel Pajares, rimpatriato dopo dieci giorni che aveva contratto il virus.

Dai dati dell'OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) l'epidemia di ebola che ha compito la Liberia, la Guinea, la Sierra Leone e la Nigeria ha ucciso ad oggi 1.350 persone Medici senza frontiere però denunciano, sul New York Times, la disastrosa gestione dell'epidemia che impedisce persin'anche di cogliere la vera sull'estensione dell'epidemia.