La parola "schizofrenia" deriva dal greco Skhizein "dividere", Phrenos "diaframma, cuore, mente". Il termine fu coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler in una conferenza a Berlino nel 1908. Circa l'1% delle persone è affetto da questo disturbo e i sintomi cominciano di solito prima dei 30 anni con una prevalenza nei maschi (1,4) rispetto alle femmine (1). Gli individui con schizofrenia possono sentire voci che non ci sono.

Alcuni possono essere convinti che gli altri leggano i propri pensieri o che tramino contro di loro. La schizofrenia non riguarda solo la persona che ne è colpita ma anche la famiglia, gli amici e la società."Un disturbo del pensiero che interferisce con la capacità di una persona di pensare chiaramente, gestire le emozioni, prendere decisioni e relazionarsi con gli altri". Attualmente, per la cura si utilizzano in primo luogo antipsicotici che agiscono sui sintomi e i malati possono condurre una vita relativamente normale.

I ricercatori della Duke University hanno trovato che il gene, Arp2/3, mette in relazione le 3 cause principali della schizofrenia, apparentemente non collegate tra di loro:

  1. Le cellule della corteccia frontale del cervello hanno meno spine dendritiche
  2. Nella stessa regione, i neuroni sono iperattivi
  3. Eccesso di dopamina

Infatti, i topi che sono stati geneticamente modificati per la mancanza della variante del gene Arp2/3, hanno avuto segni simili alla schizofrenia che peggioravano con il tempo, come negli schizofrenici, inoltre hanno notato un miglioramento a seguito della somministrazione di antipsicotici.

Questo gene è importante nel controllo della formazione delle connessioni tra i neuroni, le sinapsi, ed è stato correlato al verificarsi di alcuni problemi di salute mentale. Lo studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience apre la speranza per nuovi trattamenti sulla schizofrenia, ricerche precedenti hanno riscontrato centinaia di mutazioni genetiche che possono contribuire al disturbo e tra i molti geni sospettati, si è deciso di puntare su questo.

Esperimenti futuri potranno fornire le risposte decisive.

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